Dio ha un Piano molto più grande, all’interno del quale la mia vita può trovare un incastro perfetto

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Quando quest’estate ho visto online la locandina della conferenza nazionale che si sarebbe tenuta a novembre, mi sono iscritta senza pensarci troppo.

Era agosto, già da diversi mesi ero in contatto con il gruppo toscano e ascoltando le loro testimonianze e vedendo quanto le radici di questo progetto volessero fondarsi sulla Parola di Dio, sapevo che era qualcosa di cui avrei voluto essere parte.

Ad ottobre ho iniziato il mio terzo anno di medicina a Pisa, addentrandomi di nuovo nella routine scandita dal ritmo incalzante delle aule universitarie: lezioni, esercitazioni, corsi a scelta, esami da dare, desiderio di fare del mio meglio, senza contare tutti gli altri impegni extrauniversitari segnati sull’agenda. Quanto è facile, in un’aula in cui tutti vanno allo stesso ritmo e tutti mettono lo studio come priorità, dimenticarsi la propria identità e focalizzarsi sull’obiettivo che tutti gli altri hanno: essere, prima di tutto, un bravo studente di medicina.

Con il passare delle settimane, se da una parte la gioia e l’entusiasmo per la conferenza c’erano ancora, dall’altra insorgeva un misto tra preoccupazione e senso di colpa per l’ennesimo week-end in cui avrei fatto altro invece che studiare, rimanendo ancora più indietro rispetto a quel rapido ritmo che gli altri stavano seguendo. Con questi sentimenti dolceamari nel cuore e il libro di fisiologia nello zaino (non si sa mai che tra un seminario e l’altro trovi un po’ di tempo per studiare), ho preso il treno per Firenze.

È bastato arrivare a Poggio Ubertini e instaurare le prime conversazioni per capire che il Signore aveva in serbo per me tre giorni molto più speciali di quello che avrei potuto immaginare e che sarebbe stato molto di più di un semplice “weekend in cui avrei potuto studiare ma ho fatto altro”. Ho conosciuto persone diverse tra loro, ognuna con la sua storia, che condividono l’amore, le gioie e le difficoltà della professione sanitaria, ma soprattutto l’amore per Gesù, che ha cambiato le loro vite. Ho conosciuto studenti che come me affrontano ogni giorno la sfida di ricercare Cristo in un ambiente che ti porta a ricercare successo, realizzazione, conoscenza. Ogni conversazione che ho avuto mi ha donato un insegnamento, un incoraggiamento, la gioia di sapere che non sono sola in questa sfida e che come me ci sono altre persone, figlie del mio stesso Dio, che desiderano riflettere la Sua luce nelle aule, negli ospedali e in ogni luogo in cui si trovano. Perché prima ancora di essere studenti, medici o professionisti sanitari, siamo Suoi figli.

Questa importante verità è emersa anche in tutte le sessioni di studi portati dai diversi relatori: il nostro rapporto personale con Dio deve essere la base su cui fondiamo ogni area della nostra vita, anche quella professionale. Successi, fallimenti, decisioni difficili da prendere, rapporti interpersonali e tutti gli altri aspetti della nostra vita assumono un significato completamente diverso visti alla luce della grazia di Dio, da cui dobbiamo dipendere ogni giorno.

I workshop e le testimonianze riguardanti le varie attività in cui l’associazione è coinvolta sono stati altri momenti ricchi in cui abbiamo potuto vedere come il Signore sta meravigliosamente guidando lo sviluppo di questo progetto in Italia e come ognuno di noi può esserne parte in modo diverso.

Quel sentimento dolceamaro con cui ero partita è presto diventato un lontano ricordo. Se nel mio viaggio di andata ero concentrata sul mio percorso personale e sul piano di Dio per la mia vita, nel ritorno verso Pisa il focus era tornato su ciò che avevo perso di vista: Dio ha un Piano molto più grande, all’interno del quale la mia vita può trovare un incastro perfetto.

Al mio ritorno a casa, il mio cuore era rinnovato, pieno di immensa gioia e gratitudine e il libro di fisiologia…nella stessa identica posizione in cui lo avevo messo!

Blanka Baracetti – studentessa di Medicina e Chirurgia, Università di Pisa