Come giocolieri

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Punti chiave

  • Incastrare tra loro la vita da genitore, quella da medico e tutti gli altri impegni non è facile. Ma ci sono diverse risorse che possono venire in nostro aiuto, anche all’interno della Chiesa.
  • Quando i bambini sono piccoli, spesso risulta complicato riuscire a comunicare oltre le questioni più strettamente pratiche, ed è proprio per questo motivo che i giovani genitori talvolta si trovano a dover chiedere aiuto.
  • Ci potranno essere delle sfide per i genitori-medici, che si ritroveranno a preoccuparsi per cose che i loro coniugi potrebbero non notare nemmeno.
  • Una delle più belle e più comuni rappresentazioni bibliche di Dio, è quella di un pastore che “guiderà con dolcezza e cura le pecore che hanno i piccoli”.

Ti senti come se la tua vita fosse il numero di un giocoliere? Quali palline stai cercando di far volare in aria? Lavoro, chiesa, esami, matrimonio, amici, ancora esami, figli? Poiché Dio “è diventato carne ed ha abitato per un tempo tra di noi”, (1) sappiamo che è Suo interesse unirsi a noi mentre affrontiamo queste sfide. Partendo quindi dall’analogia del titolo, Dio è il direttore del circo che può essere la nostra famiglia: Signore sopra ogni cosa, Egli ama ogni singolo numero.

Molti numeri del circo sono un po’ come i diversi aspetti della vita in famiglia. La maggior parte sono divertenti, emozionanti o esilaranti, ma c’è un’esibizione che porta sempre una nota di malinconia nello spettacolo: i pagliacci. Potranno anche farci ridere, ma il loro trucco sul viso include spesso una lacrima. Questo numero mi ricorda il fatto che non tutti riescono ad avere dei bambini, e che molte persone soffrono terribilmente nell’attesa. Questa è stata l’esperienza mia e di mio marito per tre anni, prima che arrivasse il nostro primo figlio. Frequentavamo una Chiesa piena di famiglie, e posso assicurarvi che è stato difficile. Commenti sconsiderati, come “non si capisce il vero senso della vita finché non si hanno dei bambini”, rendevano molto difficile frequentare la chiesa Domenica dopo Domenica. Per noi, così come per molti amici, le difficoltà nel concepimento e gli aborti spontanei hanno rappresentato il momento in cui, per la prima volta nelle nostre vite, abbiamo dovuto rivolgerci a un medico per un problema serio. Nonostante la vitalità che mostravamo in chiesa, quello fu certamente un periodo in cui versammo molte lacrime.

Il prestigiatore mi ricorda poi che non tutte le cose sono in realtà quelli che sembrano. È abbastanza comune per i genitori pensare di non riuscire ad avere tutto sotto controllo, mentre sembra che gli altri riescano sempre a fare tutto. C’era una nostra amica che pensava che la nostra casa fosse sempre bella e in ordine, ma di fatto lei veniva a trovarci sempre il lunedì, poco dopo che la donna delle pulizie se ne era andata!

Noi tendiamo a vedere solo le palline da giocoliere che le persone riescono a tenere in aria, ma non quelle che cadono. Non vediamo i problemi economici, le discussioni tra genitori, o i bambini stanchi dopo una lunga giornata all’asilo.

Per la maggior parte delle coppie di medici che hanno dei figli, la vita dopo la maternità è un po’ come camminare su una corda sospesa per aria. Potrebbe sembrarti di avere tutto sotto controllo, come ad esempio i turni di lavoro e l’orario dell’asilo, ma come la mettiamo se il bambino si dovesse ammalare? O se si ammala la baby-sitter? O se l’asilo ti comunica che tra poche settimane dovrà chiudere i battenti? Per non parlare poi della sensazione di non aver fatto mai abbastanza al lavoro, e allo stesso tempo la sensazione di non essere abbastanza bravi come genitori.

C’è un proverbio che dice: “serve un intero villaggio per crescere un bambino”. Noi siamo arrivati a capire la verità e la saggezza contenute in queste parole dopo un periodo iniziale di sofferenza. Una coppia da sola non ha al suo interno tutte le risorse necessarie, c’è bisogno di una più ampia comunità per aiutarsi a portare tutti i pesi. Un tempo le famiglie vivevano molto più vicine tra loro ed era molto comune che la zia del portone accanto o i suoceri in fondo alla via dessero una mano a livello pratico per affrontare le sfide quotidiane. Oggigiorno non è più così, le famiglie si spostano e vanno a vivere in diverse parti del Paese o addirittura del mondo. Ricevere l’aiuto di cui si ha bisogno, può risultare molto difficile senza la famiglia della Chiesa o gli amici nelle vicinanze.

La coordinazione e il lavoro di squadra dei trapezisti possono simboleggiare il matrimonio. Quando i bambini sono piccoli, può essere molto difficile fare qualcosa che non sia una sorta di “ping pong” con il bambino: mentre un genitore tiene il bimbo, l’altro prova a sbrigare le faccende domestiche. La comunicazione c’è, ma tendenzialmente si tratta delle cose strettamente pratiche. E questo può rendere più difficile capire quando il coniuge sia stressato o perfino depresso. Così come per le acrobazie con il trapezio, anche per il matrimonio ci vuole tanto esercizio, specialmente quando entrambi ci si sente stanchi e con un forte bisogno di dormire. Per avere delle conversazioni più profonde e impegnative servono non solo le energie ma anche il tempo, e anche noi ci siamo trovati alcune volte a chiedere al nostro Pastore di aiutarci a comunicare meglio (vedi il caso degli acrobati, qui di seguito).

Altri consigli per “trapezisti alle prime armi” sono i seguenti:

  • concedetevi delle ore di sonno garantite (ad esempio, uno dei due potrebbe stare sveglio fino a mezzanotte e l’altro gli potrebbe dare il cambio fino alle 6 del mattino. Noi ci alterniamo tuttora per poter dormire un po’ di più a weekend alterni)
  • Cercate di capire quando l’agenda si sta riempendo troppo e assicuratevi di mantenere un weekend libero dagli impegni ogni tanto.
  • Parlate delle vostre priorità e accordatevi insieme su quali esse siano (non so bene come questo sia diventato per noi una tradizione, ma ogni anno a Capodanno ci sediamo e chiacchieriamo di quali siano i nostri desideri e le nostre speranze per il nuovo anno. Questo ci aiuta ad essere più responsabili l’uno nei confronti dell’altra e a rimanere concentrati sugli stessi obiettivi).

Gli acrobati dimostrano la necessità di una comunità di supporto. Nel nostro caso, questa è stata rappresentata dalla famiglia della Chiesa e dai nostri amici. Con un bambino piccolo, può capitare di sentirsi isolati e le giornate possono risultare piuttosto ripetitive. Anche se a volte uscire di casa con un neonato può sembrare come se si stesse organizzando una spedizione in capo al mondo, nel mio caso ne valse la pena per riuscire a partecipare agli incontri di gruppo con altri bambini. Non solo i nostri figli sono tuttora amici dei bambini che hanno incontrato fin da piccoli, ma questi incontri hanno dato anche a noi genitori l’opportunità di fare nuove amicizie.

Avendo potuto sperimentare in prima persona i benefici dovuti all’avere una comunità forte accanto a noi, ora siamo nella posizione di poter fare lo stesso per altri, attraverso l’associazione “Famiglie Sicure” (Safe Families, www.safefamiliesforchildren.com).

Il lanciatore di coltelli ha un margine di errore piccolissimo. È un po’ come essere un medico e curare anche la salute dei tuoi figli. La maggior parte delle volte, i nostri figli vengono curati in casa, con la  mamma dottoressa che in tutta tranquillità rassicura il papà -non medico- che tutto andrà bene. Tuttavia, ci sono momenti in cui come medico e come genitore una persona possa essere particolarmente preoccupata per un bambino ammalato, pensando a tutte le possibili evenienze, che certamente a un genitore non medico non sarebbero venute in mente. Ad un occhio non esperto, potrebbe sembrare che sia possibile sia preoccuparsi e curare in maniera eccessiva, sia sottovalutare le situazioni, quando si tratta dei propri figli. La difficoltà è in parte dovuta anche al fatto che non si raccoglie un’anamnesi completa, poiché si è completamente immersi nella situazione. È difficile mantenere la giusta prospettiva, quando a star male sono i propri figli.

Al circo c’è anche l’uomo muscoloso che fa il sollevatore di pesi, ma penso che nessuno di questi sarà pesante quanto il senso di colpa che può assalire i genitori. Alcune persone si sentono in colpa per il fatto che si affidino ad altri per tenere i bambini durante il giorno, o per le volte che non riescono a dare la buonanotte o ad andare a prenderli a scuola a causa di impegni imprevisti. Sebbene non sia facile, anche questi sensi di colpa possono essere alleviati. I nostri figli sanno che la mamma lavora tanto, ma sanno anche che è sempre in prima fila alle recite di Natale o al concerto di fine anno scolastico, facendo il tifo per loro quando serve. I genitori perfetti non esistono, e spesso è proprio questo desiderio di perfezione a celarsi dietro i sensi di colpa. Capita spesso di riflettere sulla nostra infanzia, e questo ci fa voler essere come i nostri genitori o anche meglio. Noi dobbiamo agire stando dentro i nostri limiti, anzi collaborando con essi, anziché farci sormontare dalle troppe responsabilità.

Gli elefanti del circo rappresentano i paesi lontani. Prima che arrivassero i nostri figli, facevamo volontariato in Ucraina. Credevamo che la missione oltreoceano sarebbe terminata una volta nata nostra figlia, ma quando venni poi invitata a partecipare a una missione in Russia mi sembrò giusto accettare. Il secondo viaggio fu però più difficile da affrontare, a causa di un problema di salute che mia figlia sviluppò una decina di giorni prima della partenza. Questo contribuì non solo a farmi sentire maggiormente la nostalgia di casa, ma anche ad aumentare le mie preoccupazioni per il fatto di essere così lontana (ma apparentemente i bambini erano ignari che la loro madre fosse all’estero, e lo gestirono senza problemi).

Dopo aver analizzato tutti i numeri del circo, che rappresenta la nostra famiglia, torniamo a dare un’occhiata al direttore del circo. Il nostro figlio più piccolo ci ha fatto un’entrata a sorpresa un giorno, balzando all’improvviso in cucina e dicendo “sono qui!”. Lui si aspettava che questa dichiarazione ci avrebbe resi felici, e fu proprio così. Non è sempre possibile fare lunghi studi biblici e passare molto tempo in preghiera, e allo stesso modo un bimbo piccolo può diventare una distrazione durante i culti. Ma il nostro Padre Celeste “guiderà con dolcezza e cura le pecore che hanno i piccoli” (2) e si rallegra nel sentire i suoi figli dire “io sono qui”, in qualunque momento.

Emma Hayward è un Medico di Medicina Generale ed un Educatrice Clinica a Leicester. Ha sposato Phil, un ingegnere part-time, e ha tre figli: Eleanor, Daniel e Zachary.

Riferimenti

  1. Giovanni 1:14
  2. Isaia 40:11

Articolo originale: https://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=26788

Traduzione a cura di Giulia Dallagiacoma