Allora Egli ti risponderà

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Allora chiamerai e il Signore ti risponderà; griderai ed egli dirà: “Eccomi!” (Isaia 58:9)

Ruth, l’insegnante dei rifugiati, entrò nella stanza. Era venuta per pregare con me. Era mattino presto, e l’afa pomeridiana della Tailandia doveva ancora farsi sentire. Dopo cinque giorni di febbre alta, avevo imparato a temere i 40 gradi del pomeriggio, e il costante sforzo nel bagnarmi con una spugna per prevenire il delirio.

Chris era andato verso la città, per organizzare il mio rientro a casa tramite Bangkok. Le probabilità di riuscirci mi sembravano veramente basse. C’era stato un incendio a Nan pochi giorni prima. Le comunicazioni con Bangkok erano difficoltose, e i voli aerei erano tutti prenotati per diverso tempo a venire. Con il sospetto di febbre tifoide, e l’imminente fase enterica di questa malattia, era altamente probabile che sarei finito in ospedale a Nan o a Bangkok, prolungando ulteriormente la separazione della mia famiglia in Australia.

Questo pensiero mi deprimeva, e allo stesso tempo ero anche preoccupato per un carissimo collega medico della clinica dei rifugiati, che speravo di portare con me a Sydney per esaminare una massa addominale sospetta. Chiaramente, a questo punto mi sembrava un’impresa impossibile.

Ma quando Ruth iniziò a pregare, ricapitolò le promesse che si trovano in Isaia 58:8-9 e diede una risposta all’angoscia del mio cuore.

Presto sentii il rumore del Land Rover che faceva ritorno, e poco dopo Chris era alla porta. Contro ogni previsione, era riuscito a prenotare un volo per me attraverso la ricetrasmittente di un suo amico. Il rientro a casa fu un’odissea, ma trovai in ogni momento il supporto di cui avevo bisogno: il rappresentante della fondazione che mi aveva aiutato a Bangkok, la hostess che mi aveva sorretto nel salire sull’aereo nonostante la mia debolezza, l’uomo di affari che, seduto di fianco a me sull’aereo, mi aveva tenuto compagnia e tranquillizzato durante tutto il volo.

Il mio collega fu portato a Chieng-Mai, dove venne poi operato, prima di tornare in Inghilterra. L’operazione venne eseguita da un suo amico chirurgo che si trovava a Chieng-Mai proprio in quel momento.

A volte il Signore permette che i suoi servi raggiungano livelli di preoccupazione tali da permettere loro di sperimentare la potenza del suo soccorso a tempo debito, perché certamente arriverà. Anche se a volte noi siamo troppo deboli o troppo preoccupati per pregare, la preghiera di intercessione “ha una grande efficacia” (Giacomo 5:16). “Il nostro aiuto è nel nome del Signore” (Salmo 124:8), sempre. E dovremmo pregare sempre ricordando le parole di John Donne:

O Signore, non lasciare che nella sofferenza pensiamo di potercela fare da soli, senza avere bisogno di Te

Ulteriori letture: Isaia 58:6-12

GS

Traduzione a cura di Giulia Dallagiacoma

Link originale: https://www.cmf.org.uk/doctors/devotion/?id=devotion&day=24&month=3