Prendersi cura di se stessi

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Pablo Martinez ci avverte di quant’è facile trascurare il proprio benessere.

Punti chiave:

• Dai medici (e altre professioni sanitarie) si hanno grande aspettative perché siamo a diretto contatto con il dolore delle persone e i loro bisogni.

• Prevenire è meglio che curare. Dobbiamo sapere come identificare i segnali d’allarme del burnout: irritabilità, nervosismo, affaticamento e parole dure.

• I cristiani hanno bisogno di una filosofia di lavoro migliore e di quello che è il successo.

‘Mi hanno fatta guardiana delle vigne, ma io, la mia vigna, non l’ho custodita. ‘ (1)

Prendersi cura del proprio giardino (persona) non è solo un diritto. Fa parte di una buona gestione personale. Alcune persone non pensano mai agli altri; sono lo specchio dell’egoismo. Altri invece non pensano mai a loro stessi; diventano modelli di persone stresssate ed esaurite.

Questo modo di fare è lontano dall’essere un segno di un atteggiamento più ‘spirituale’ e può rappresentare un grave errore, addiritura un peccato. Robert Murray M’Cheyne, giovane ministro scozzese, stava morendo all’età di 29 anni. Si rivolse ad un amico e gli disse:

‘Dio mi diede un messaggio da portare agli altri e un cavallo da cavalcare. Ahimè, ho ucciso il cavallo e adesso non posso portare il messaggio.’ (2)

La sindrome della piscina vuota

In tutte le professioni devi donare qualcosa di te stesso. È sempre richiesta una certa misura di energia interna per svolgere il proprio lavoro adeguatamente. Nelle professioni che si occupano della cura alla persona (compresi i pastori, consulenti, assistenti sociali) il donarsi agli altri è presente in misura maggiore perchè si è a diretto contatto con il dolore delle persone e i loro bisogni. Gesù era a conoscenza di questa realtà: ‘…una potenza è uscita da me’. (3)

Possiamo paragonare la propria vita ad una piscina e la nostra energia all’acqua. Due flussi d’acqua devono scorrere contemporaneamente: uno verso l’esterno che è l’acqua che esce (la nostra energia interna: emotiva, spirituale) e un’altro verso l’interno, l’acqua che entra, che è il nostro rinnovo e ravvivamento. Qualora ci fosse più acqua in uscita che in entrata, la piscina si svuota a poco a poco il che conduce all’esaurimento.

Possiamo osservare la stessa verità in natura: il principio dei due movimenti. Tutte le cose in natura seguono dei ritmi che sono complementari: inverno e estate, notte e giorno. Uno deve seguire l’altro. I nostri cuori sono un’altro esempio eccellente: la contrazione-sistole segue il rilasciamento-diastole. I due movimenti sono successivi e complementari: il cuore riceve sangue; in seguito è pronto a distribuirlo. Purtroppo tante persone non hanno ancora imparato a trovarsi in diastole; la loro vita è una continua sistole. A Blaise Pascal vengono attribuite le parole: ‘La disgrazia dell’uomo origina in totalità da una cosa sola, che è il non sapere come stare tranquilli in una stanza.’

Sapere quando la piscina si sta per svuotare

Prevenire è meglio che curare. Dobbiamo identificare i campanelli d’allarme prima che la piscina si svuoti (burn out): irritabilità, nervosismo, affaticamento, linguaggio duro, specialmente quando si è a casa e ci si rilassa.

Un’altro segno è l’incapacità di aspettarsi e sperimentare piacere. Non si è capaci di gioire delle piccole cose della vita; il lavoro diventa opprimente e noioso; assenza di entusiasmo per nuovi progetti o obiettivi.

Un’altro segno ancora e la ‘sindrome dell’Ecclesiaste’: un senso di vuoto che porta a pensare che non vale la pena fare nulla. Un’altro segno e l’aggiunta dell’amarezza: l’essere ‘troppo delusi’, lamentarsi delle altre persone così che le cause (responsabilità) sembrano trovarsi all’esterno, non dentro di me. Possiamo finire per diventare ipocriti e addirittura cinici. Spesso cotemporaneamente si aggiungono sintomi somatici come l’isonnia, ansia somatizzata e l’ipertensione.

Atteggiamenti che rovinano il tuo giardino

Un potente fattore di rovina è il perfezionismo, quando perdiamo la lotta verso il ‘vigile interiore’. C’è una differenza tra perfezionismo nevrotico (compulsivo) e la ricerca dell’eccellenza. L’ultima è connessa alla maturità spirituale e la volontà di piacere a Dio. La prima origina dall’insicurezza e ha tanto bisogno dell’assenso degli altri. In un mondo decaduto dobbiamo trovare un equilibrio sano tra idealismo e realismo. C’è bisogno di accettare i propri limiti e controllare le proprie fantasie d’onnipotenza.

Un’altro fattore di rovina è il non sapere quado dire basta. L’attivismo eccessivo (dispersione) avviene a causa del nostro coinvolgimento in troppe ‘prime linee’  e tutto ciò mette a rischio l’eccellenza e la salute.

Il prolema può essere dovuto a:

Mancanza di obiettivi chiari e scopi ben definiti

Abbiamo bisogno di una ‘mappa stradale’ per la corsa della vita. L’importanza e il bisogno di costruire una rete di supporto e persone verso le qualli si abbia l’obbligo di rispondere (mentori, consulenti). Incontrati con loro una o due volte all’anno.

Difficoltà di dire ‘no’

Quando dico ‘no’  è molto probabile che mi senta in colpa.Imparare a dire ‘no’  è essenziale per la salute. La parola ‘si’ è molto potente,ma la parola ‘no’ è molto sana.

Hans Bürki, segretario generale associato dell’IFES in passato spesso diceva: ‘Riduci,rinuncia,semplifica.’ L’autore del libro dell’Ecclesiaste ci offre questo consiglio pratico: ‘Vale più una mano piena, con riposo, che entrambe le mani piene, con travaglio e corsa dietro al vento’. (4) Possiamo essere capaci di fare tante cose, ma poche di loro sono davvero importanti.

Un’altro fattore di rovina ancora è l’ambizione personale,  preoccuparsi eccessivamente del ‘proprio nome’. Possiamo osservarlo nella storia della Torre di Babele dove, motivati da quello che è conosciuto come la ‘sindrome di Babele’, le persone costruirono una torre gigante ‘cosi che acquistiamo fama. (5)

Dobbiamo rivedere:

La nostra filosofia di lavoro.

Il lavoro non è fine a se stesso; è uno strumento,non per l’appagamento personale ma per adempiere il proposito di Dio per la mia vita. Alcuni non lavorano per vivere ma piuttosto vivono per lavorare. Questa è una distorsione dell’ordinanza biblica.

Il nostro concetto di successo.

C’è un’enorme pressione di essere i migliori. Il che ha un costo e la patologia dell’essere ‘un numero uno’ causa dei danni. Questo tipo di derminazione può farci sbandare come successe a Björn Borg, il campione di tennis che disse ‘Semplicemente odiavo perdere.’ Ammise di odiare di perdere perfino durate gli allenamenti.

Cos’è però un vincitore? C’è una grande differenza tra come la società visualizza il successo e il concetto biblico. Nella Bibbia il succeso non dipende primariamente dai risultati ma dal comportamento che abbiamo mentre svolgiamo il nostro lavoro (lealtà, perseveranza, ubbidienza, amore ecc.).

Un’altro fattore di rovina è la fretta e la pressione eccessiva. Sappiamo che lavorare tanto è faticoso ma lavorare frettolosamente è estenuante. Non diamo mai l’impressione di essere interessati quando siamo di fretta. A Carl Jung vengono attribuite le seguenti parole:

‘La fretta non appartiene al diavolo; la fretta è il diavolo.’

Occuparsi del giardino: prendersi cura della propria persona

‘ Bada a te stesso e all’insegnamento…’ (7) Il giovane Timoteo ricevette questo consiglio da Paolo. Osservate l’ordine delle cose: prima la persona deve stare bene; e dopo viene il lavoro. In questo caso l’insegnamento è che se la persona non sta bene la qualità del lavoro ne risentirà.

Come dovremmo vivere dunque? L’origine del nostro stress può a volte trovarsi all’esterno ma la sua cura si trova sempre dentro di noi. Lo stress non è una malattia a se stante, è il sintomo di un problema più profondo. Se non vuoi trascurare il tuo giardino tre azioni sono necessarie:

La potatura: imparare a rinunciare. Ricordi il rimprovero di Gesù a Marta? ‘Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose…Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta.’ (8) Ogni giardiniere deve potare gli alberi, così che possano crescere bene e dare più frutto. La potatura per te può implicare delle rinunce. Può trattarsi di piccole cose o di aree più estese della tua vita. Fare delle scelte è un esercizio costante e necessario nella vita. Dover scegliere tra una cosa buona e la migliore può essere un compito molto difficile ma indispensabile per la tua ‘sopravvivenza’.

L’annaffiatura: imparare il rinnovo personale. È questa la chiave per mantenere le piante fresche e vive, altrimenti appassiscono. La nostra irrigazione arriva dalle nostre realazioni. 

Quattro possibili sorgenti di acqua fresca:

La relazione con Dio. L’importanza vitale della preghiera e il tempo personale di meditazione sulle Scritture. L’esempio di Gesù.

La relazione con la nosra famiglia:coniuge, figli, genitori. Dio usa i nostri familiari per offrirci sostegno e rinnovo. L’esempio di Mosè.

La relazione con amici speciali. L’esempio di Paolo è degno di essere considerato.

La relazione con i libri: la lettura è fondamentale nel rinnovo personale. Alcuni libri diventano amici viventi. Karl Menninger, autore del libro Man Against Himself , esalta il valore della ‘biblioterapia’.

L’attesa: la pazienza è una grande virtù. ‘Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Osservate come l’agricoltore aspetta il frutto prezioso della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione.’ (9)

Nella Bibbia tre concetti vanno insieme. Sono come le gambe di un treppiede: la pace (shalom), la salute e la verità. Fondamentalmente, la salute è inseparabile dalla pace di Dio ed entrambe sono inscindibili dalla verità di Dio. È questo il segreto semplice ma profondo del rinnovo personale, perchè la vera cura di se stessi non può essere ottenuta pienamente lontano da Dio. ‘Ecco, io recherò ad essa medicazione e rimedi, guarirò i suoi abitanti e aprirò loro un tesoro di pace e di verità.’ (10)

Riferimenti:

1. Cantico dei cantici 1:6

2. Sanders JO. Spiritual Leadership. Chicago, Moody Press, 1967:147

3. Luca 8:46

4. Ecclesiaste 4:6

5. Genesi 11:4

6. Colossesi 3:23.24

7. 1 Timoteo 4:16

8. Luca 10:38-42

9. Giacomo 5:7

10. Geremia 33:6

Tratto da Triple Helix -winter 2013-Caring for ourselves [p6-7]

Pablo Martinez è medico specialista in psichiatria, espositore della Bibbia e autore di testi sulla connessione tra cristianesimo e la salute mentale. Al momento vive in Spagna. Articolo basato sul discorso alla conferenza CMF Oxford Day di Novembre 2012.

Traduzione a cura di Victoria Svet

Link originale:  http://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=26104