La cura di Dio per i dottori esausti: vivere ogni giorno sotto pressione

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I medici Cristiani sono sottoposti a pressioni esorbitanti – non solo ci viene spesso richiesto di fare l’impossibile con risorse inadeguate, ma il nostro senso del dovere ci può portare ad assumerci responsabilità che vanno oltre le nostre capacità di sopportazione.

Il profeta Elia, dopo aver sconfitto i profeti di Baal sul monte Carmelo, va incontro ad un terribile crollo sia spirituale che mentale (1). Si ritrova sopraffatto dalla paura e dalla stanchezza, e si chiude in sé stesso. La risposta che gli arriva dal Signore è una straordinaria prova del Suo carattere e della Sua compassione, ma anche un modello che tutti noi possiamo seguire per aiutare i nostri colleghi cristiani che si ritrovano sopraffatti dalle più diverse sfide, sia sul piano personale che lavorativo.

All’inizio il Signore, con estrema semplicità e praticità, si occupa di curare il bisogno fisico di Elia attraverso il cibo, il risposo e la solitudine. La mancanza di cibo e di sonno può infatti distorcere la nostra percezione della realtà e compromettere le nostre capacità di affrontare le situazioni. Una delle prime lezioni che ho imparato da specializzando, è stata di assicurarmi sempre di avere tempo per mangiare, anche nelle giornate più impegnative. Una delle prime affermazioni nella preghiera del Padre Nostro è «dacci oggi il nostro pane quotidiano» (2). Il mio versetto preferito, per tutti i medici pieni di impegni, è «Però la fama di lui si spandeva sempre più; e grandi folle si radunavano per udirlo ed essere guarite dalle loro infermità. Ma egli si ritirava nei luoghi deserti e pregava».

Poi, il Signore ci invita a riflettere: chiede a Elia per ben due volte, e in luoghi diversi, «cosa fai qui, Elia?». (4) E la risposta, in entrambe le occasioni, è la stessa: «Egli rispose: “Io sono stato mosso da una grande gelosia per il SIGNORE, per il Dio degli eserciti, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita”» (5). Attraverso questa risposta, Dio stimola Elia a ricordarsi che si trova in quella situazione proprio perché stava cercando di essere fedele. Gli viene anche ricordato che aveva affrontato delle prove difficili. E così inizia a capire che il suo stato d’animo in quelle circostanze è del tutto comprensibile ed appropriato.

In terzo luogo, Dio gli ricorda del Suo potere. Elia aveva una memoria piuttosto selettiva – si stava quasi dimenticando per chi stava lavorando e cosa aveva già ottenuto. Dio manda un vento impetuoso che distrugge le montagne e spezza le rocce. Poi un terremoto. Poi il fuoco. Poi un mormorio di vento leggero. Ed infine altre domande. Ed Elia incomincia nuovamente a conoscere la pace che supera ogni intelligenza (6), a fermarsi e riconoscere che Dio è Dio (7).

Ma Dio non ha ancora finito con lui, ed arrivano nuovi ordini: «Va’, rifa’ la strada del deserto fino a Damasco e, quando vi sarai giunto … ungerai Eliseo … come profeta, al tuo posto» (8). Anche lui stava imparando, come l’apostolo Paolo, che “la potenza di Dio si dimostra perfetta nella debolezza”, (9) che Dio “ci consola in ogni nostra afflizione affinché a nostra volta possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” (10) e che tutte queste cose “sono accadute affinché noi non mettessimo la nostra fiducia in noi stessi, ma in Dio, che risuscita i morti” (11).

Ogni servitore di Dio, di cui Lui si usa, ha bisogno di essere preparato anche attraverso le sfide. Persino Gesù, come ci viene narrato, “imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (12). Ciò non significa che fu disubbidiente, ma semplicemente che le prove attraversate lo prepararono per affrontare la croce, attraverso la quale noi abbiamo ottenuto la salvezza, e che mentre le affrontava era sostenuto dalla “gioia che gli era posta dinanzi” (13). La sofferenza di Elia, così come quella del suo Signore, serviva per salvare un qualcosa che sarebbe rimasto.

L’elemento successivo prescritto da Dio erano i rinforzi. Elia, nell’iniziare la battaglia contro l’apostasia indotta da Baal, aveva bisogno di una squadra più grande. Sebbene avesse già affrontato da solo Acab, Jezebel e i profeti di Baal, non era realmente solo. C’erano altre settemila persone (14) che non avevano piegato il loro ginocchio davanti a Baal, che non si erano compromesse e sarebbero state al suo fianco fino alla fine.

Questo serve a ricordarci che, per quanto soli ed isolati ci possiamo sentire nell’affrontare le nostre battaglie spirituali, c’è una moltitudine di fratelli e sorelle in Cristo, così grande da non poter essere contata, che si mantengono fedeli nel loro piccolo angolo della vigna del Signore, in ogni parte del mondo. Un giorno ci ritroveremo tutti insieme, provenienti da tutte le epoche, davanti al trono di Cristo.

Infine, viene ricordata ad Elia la sovranità di Dio. È il Signore che è in controllo di tutta la situazione, lavorando per portarla ad una gloriosa conclusione. Elia, uno dei più grandi profeti mai esistiti, è il precursore di “quell’Elia che deve venire” (15), cioè Giovanni il battista.

Proprio come Elia precedette e presentò al mondo Eliseo, che lo avrebbe seguito e superato, così Giovanni il battista avrebbe poi presentato Gesù ai discepoli e dichiarato «Bisogna che egli cresca e che io diminuisca» (16).

Peter Saunders è l’Amministratore Delegato di CMF

Bibliografia

  1. 1 Re 19
  2. Matteo 6:11
  3. Luca 5:15-16
  4. 1 Re 19:9,13
  5. 1 Re 19:10,14
  6. Filippesi 4:7
  7. Salmi 46:10
  8. 1 Re 19:15,16
  9. 2 Corinzi 12:9
  10. 2 Corinzi 1:4
  11. 2 Corinzi 1:9
  12. Ebrei 5:8
  13. Ebrei 12:2
  14. 1 Re 19:18
  15. Matteo 11:14
  16. Giovanni 3:30

Traduzione a cura di Giulia Dallagiacoma

Link originale: http://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=26797