Lavorare per vivere o vivere per lavorare?

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Nigel Beynon esplora il lavoro attraverso le lenti della Scrittura

È ottobre 1991 e ho appena iniziato a lavorare presso la Hewlett Packard. Stavo parlando con il mio capo di una conferenza che avevamo appena ascoltato sul lavoro e sulla vita. Mi ha chiesto cosa pensavo, e mi sono ritrovato a dire, “mi ha fatto riflettere, viviamo per lavorare o lavoriamo per vivere?”

Vivere per lavorare – ‘la creazione’

L’idea che il lavoro sia fondamentale per la nostra vita, considera seriamente la creazione del lavoro come qualcosa da parte di Dio (Genesi 1 e 2). Leggiamo che Dio ha creato l’umanità a sua immagine e ha comandato loro “riempire la terra e soggiogarla” e di governare su tutta la terra (Genesi 1:26, 28). Come Dio governa il mondo, ci fa suoi vice-reggenti per rappresentarlo; reggere, governare e gestire il suo mondo sotto di lui.

E questo porta al lavoro. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.” (Genesi 2:15). Come custode designato da Dio, Adamo deve sorvegliare il giardino, custodirlo e portarlo al suo potenziale. E questo non vale solo per il giardinaggio. Ogni volta che gestiamo il mondo e le sue risorse, ogni volta che controlliamo o creiamo usando i materiali della creazione, stiamo facendo parte del ruolo di dominare e sottomettere la terra. (1) Ciò potrebbe accadere nelle finanze, nell’educazione, nella costruzione, nell’assistenza sanitaria, nei trasporti, fino all’assistenza ai bambini, nel prendersi cura di un vicino o nella pulizia di una casa.

Quindi “vivere per lavorare” contiene una verità fondamentale: il lavoro è una parte intrinseca di ciò che significa essere fatti a immagine di Dio. (2)

Lavorare per vivere – ‘la caduta

Forse starai pensando: “Ma non trovo che il lavoro sia soddisfacente e fondamentale per la mia identità. È doloroso. Lo faccio solo per pagare le bollette e divertirmi nei fine settimana. Lavoro per vivere!”

Ora, mentre questo si scontra con Genesi 1 e 2, dobbiamo dire che questa idea avviene con la caduta del lavoro in Genesi 3 quando il suolo è stato maledetto a causa del peccato. La terra “Spine e cardi produrrà per te” (Genesi 3:18) e “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane” (Genesi 3:19). Dominare la creazione e il lavoro del giardino doveva essere piacevole e soddisfacente, ma ora il nostro lavoro è frustrato e il nostro dominio è incompleto. Non porteremo mai avere il mondo sotto il completo controllo – possiamo coltivare rose, ma ci saranno spine e cardi. (3)

Pochi di noi siamo giardinieri professionisti, ma possiamo pensare a cose equivalenti nelle nostre sfere: fallimenti ed errori, noia, problemi di comunicazione e incidenti, vogliono dire che il nostro lavoro è stancante, frustrante e spesso sconfiggente. Il lavoro è stato creato, ma è caduto. È una buona cosa che è andata storta. È fondamentale per la nostra umanità, eppure ci stravolge in modo in una maniera innaturale.

Nell’assistenza sanitaria, possiamo sperimentare il piacere e la soddisfazione di capire come funziona il nostro corpo, aiutare qualcuno a guarire di una malattia o far fronte alla propria malattia. Ma allo stesso tempo, troveremo le difficoltà degli studi, la nostra incapacità di far guarire da una malattia o il nostro dispiacere per il fatto dei pazienti che non ascoltano le nostre istruzioni che ci stancano emotivamente.

 Lavorare bene – ‘La redenzione’

Abbiamo menzionato la creazione e la caduta. La prossima è la redenzione. Dio è venuto nel mondo per sistemare le cose. Ciò è accaduto nella promessa e nell’immagine dell’Antico Testamento e poi nell’adempimento e nella realtà in Gesù, nel Nuovo Testamento.

Redimere qualcosa significa che questa viene ristorata a ciò che doveva essere. Il suo scopo originale e proposito sono recuperati. I cristiani vengono redenti per diventare ciò che siamo stati creati per essere – veramente umani – mentre diventiamo più simili a Gesù. E fare ciò include lavorare come Dio ci ha stabilito.

Ristorando il modo in cui lavoriamo

La domanda più comune che chiediamo per quanto riguarda il lavoro è “che lavoro devo fare?”. Tuttavia, a parte i lavori che implicano l’immoralità, il Nuovo Testamento dice poco su ciò che facciamo. Ma dice molto di più su come lo facciamo.

Le istruzioni per schiavi e padroni in Efesini 6:5-9; Colossesi 3:22- 4:1; 1 Pietro 2:18-21 ci aiutano a conoscere il punto di vista di Dio sul lavoro al giorno d’oggi. Tuttavia, apprendiamo tramite la schiavitù nella Bibbia (un argomento troppo ampio da trattare qui) che un filo conduttore è l’ineguaglianza della relazione padrone-schiavo o dipendente-datore di lavoro, e quindi possiamo trarre principi da questi versetti.

L’istruzione di base per schiavi o lavoratori è rispettare e obbedire ai tuoi padroni, e farlo con integrità, non solo esibirti bene perché sei osservato. L’istruzione più profonda è quella di obbedire proprio come obbediresti a Cristo, lavorare “come schiavi di Cristo” e “servire con tutto il cuore, come se tu servissi il Signore” (Efesini 6:7). In altre parole, dobbiamo insegnare, costruire, pulire o guarire, come se lo stessimo facendo per Cristo.

Ricordo di essere rimasto colpito da quanto fosse radicale questo pensiero e da come avrebbe trasformato il mio atteggiamento e le mie azioni sul lavoro. Il mio posto di lavoro era un posto per servire Gesù. Fare il mio lavoro onestamente, diligentemente e con integrità è stato uno dei modi in cui ho servito Gesù stesso!

Questo dovrebbe darci una grande dignità nel nostro lavoro. Indipendentemente da cosa la società pensi del nostro status lavorativo, non importa quanto siamo stufi degli ultimi tagli al nostro dipartimento, né quello che siamo o non siamo pagati, la verità è che lavoriamo (curando, dando assistenza) sapendo che tutto questo è adorazione.

Ristorare il senso del nostro lavoro?

Ora arriviamo al quarto gradino della narrativa biblica: il coronamento, o come molte persone ora penserebbero, “il paradiso”. Gesù promette di tornare nel mondo e portare con sé la sua nuova creazione. (4) Un nuovo mondo perfetto in cui le sue promesse e i suoi piani per il suo popolo sono completamente compiuti. La nostra domanda è: in che modo il senso del nostro lavoro si collega a quel regno?

Alcuni insegnanti della Bibbia oggi dicono che ciò che facciamo non dura. Quindi, mentre il nostro lavoro ha un valore inerente in quanto fa parte della gestione di questo mondo e del servizio agli altri, il ponte, la musica e la strada saranno bruciati e distrutti. La maniera con la quale realizzi il tuo lavoro conta e dura, ma il senso conta solo in questo mondo, non durerà oltre.

Altri insegnanti biblici suggeriscono che il senso del nostro lavoro sarà, in un certo modo, nella nuova creazione. Che il ponte, la musica ecc., siano presi in qualche modo e contribuiscano al nuovo mondo di Dio. E così possiamo lavorare nel nostro ambito sapendo che ciò che viene fatto per Gesù ora, sarà redento in qualche modo e contribuirà al suo regno.

Non abbiamo lo spazio per un’analisi completa di questi problemi, anche se ne fossi capace di farlo. Invece finirò con le seguenti tre riflessioni:

Prima

Non c’è dubbio che l’enfasi del Nuovo Testamento ricade sul modo in cui lavoriamo. Se il senso del nostro lavoro continua e contribuisce al regno di Dio o no, dovremmo lavorare sodo, onestamente e dovremmo farlo per Gesù. Ciò significa che il nostro lavoro, in ambito medico o altrove, è altamente stimato da Gesù.

Seconda

Vi sono inoltre pochi dubbi sul fatto che il Nuovo Testamento dia priorità “all’evangelizzazione ed edificazione”. Questa è la costruzione e l’edificazione della chiesa di Dio. Ciò significa che costruisco bene il ponte e lo faccio per Gesù, ma più di questo desidero ardentemente testimoniare al mio collega costruttore e condurlo a Gesù. So che questo ha una priorità più alta.

Tuttavia, non dovremmo vedere queste due cose in conflitto. Questa non è una scelta fatta a ‘l’uno o l’altro’. Sarebbe come dire: “Devo essere fedele alla mia moglie, o devo condividere il Vangelo con il mio prossimo?” La risposta è ovvia: fai entrambe le cose. Uno è il modo in cui vivo in risposta a Cristo che redime la mia vita. L’altro è offrire questa redenzione a coloro che mi circondano. Alla stessa maniera, il modo in cui lavoriamo è parte del vivere la vita cristiana, e questo va a pari passo con il condurre gli altri a Gesù.

Terza

Il nostro lavoro è adempiuto nella nuova creazione nel senso che, ciò a cui aspiravamo nella nostra gestione e dominio del mondo sarà quindi completato e perfezionato.

In Apocalisse 22, nella nuova creazione di Dio, ci viene detto che i suoi servi “regneranno nei secoli dei secoli” (Apocalisse 22:3,5). La visione originale del popolo di Dio che regna sotto di lui si realizzerà. Il cielo o la nuova creazione è l’opposto di essere una sorta di casa di riposo celeste, saremo attivi nel governare nel mondo di Dio come siamo stati creati per farlo. E questo sarà un lavoro soddisfacente, appagante, gioioso in una creazione in cui non c’è maledizione (5), ma dove possiamo gestire in modo perfetto. Questo è un lavoro, in stile paradiso.

Il tuo ruolo ora è il ripristino dei corpi in qualche modo, o la formazione di altre persone per farlo. Bene, nella nuova creazione quei corpi saranno innalzati per essere perfetti e incorruttibili (6) (coloro che credono in Gesù). Altri ad esempio ora spazzano le strade. Bene nella nuova creazione, le strade saranno così pulite che risplenderanno. (7) Potremmo dire lo stesso dell’educazione, arte, commercio o costruzione. Lo scopo e l’intenzione di quegli sforzi, di portare bellezza e verità e glorificare Dio, saranno portati a compimento come Dio porterà la sua creazione al suo vero scopo e fine.

Siamo stati fatti per governare e gestire il mondo; un giorno questo sarà adempiuto mentre regniamo nel mondo perfetto di Dio. In termini di vita lavorativa, ciò significa che oggi lavoro faticando a comandare questa creazione caduta, come Dio vuole da me, ma lo faccio sapendo che un giorno avrò la soddisfazione e l’adempimento di vedere la perfezione di ciò che sto provando a raggiungere ora.

Quindi forse lavoro con i disabili, cerco di far lavorare i loro muscoli e piegare le articolazioni. Lo farò con un successo incompleto ora. Alcuni giorni sentirò la soddisfazione che viene dal vivere per lavorare. Altri giorni sentirò la frustrazione e l’inutilità di lavorare solo per vivere. Ma posso farlo sapendo che un giorno, “Allora lo zoppo salterà come un cervo” (Isaia 35:6). In quel giorno, il lavoro e la vita saranno uno, quando “i suoi servi lo adoreranno”. (Apocalisse 22: 3)

Punti di riflessione:

  • Come può uno studente apprendere con onestà, integrità e diligenza?
  • Quali ruoli, se ce ne saranno, la medicina avrà nel nuovo cielo e nella nuova terra?
  • In che modo “l’evangelizzazione e l’edificazione” diventano parte della nostra vita quotidiana?
  • In che modo possiamo dare a Dio lo spazio per ristorare il nostro lavoro e studio?

Nigel Beynon è il direttore di Word Alive

Riferimenti

1. Genesi 1:26
2. Genesi 1:27
3. Genesi 3:18
4. Apocalisse 21:1-3
5. Apocalisse 21:1-4
6. 1 Corinzi 15:51-54
7. Apocalisse 21:21

Traduzione a cura di Joao Vitor Nardi

Tratto da https://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=26799