Medici di oggi: una vissuta appieno o semplicemente una vita troppo piena?

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Paul Johnson prova a vedere come vivere pienamente la nostra vita, spesso troppo impegnata.

Punti chiave

  • È risaputo che medici e infermieri siano persone molto indaffarate, e che spesso si ritrovino intrappolate nel tran tran quotidiano, senza riuscire a sperimentare la ricchezza della vita in tutta la sua pienezza.
  • I troppi impegni sono dovuti a cause sia interne che esterne, da ciò che ci guida dalle scelte che facciamo (consapevolmente o inconsapevolmente).
  • Per imparare a vivere nella pienezza della vita che Cristo ci ha dato, dobbiamo rivalutare le nostre priorità e le nostre scelte alla luce del vangelo.

Definire il problema – la diagnosi

Come descriveresti la tua ultima settimana lavorativa? La descrizione includerebbe parole come soddisfacente, tranquilla, allegra? Temo che per molti di noi, che ogni giorno si ritrovano a tenere in equilibrio impegni sia clinici che non, in un sistema sanitario in continua evoluzione, sarebbe molto più probabile che venissero utilizzate parole come impegnata, piena e frenetica. Infatti al giorno d’oggi abbiamo sviluppato una sorta di risposta automatica quando ci viene chiesto come stiamo: “bene, solo molto impegnato!”.

Medici e infermieri sono sempre stati indaffarati. La differenza è che al giorno d’oggi ci si aspetta che riusciamo a bilanciare più responsabilità contemporaneamente, in una cultura caratterizzata da un numero sempre maggiore di scadenze e regolamentazioni. Questo è dovuto anche al fatto che spesso anche il nostro coniuge lavora per molte ore, i nostri figli hanno vite pienissime fin dalla scuola materna (mi ha fatto divertire recentemente una madre piuttosto competitiva che si vantava di come suo figlio avesse ricevuto un punteggio perfetto nell’indice di Apgar), e quando non lavoriamo, ci ritroviamo a dover bilanciare le attività della chiesa con la nostra vita sociale, entrambe molto impegnative. Come degli abili giocolieri, ogni giorno ci viene chiesto, metaforicamente, di mantenere tutti questi aspetti in equilibrio, con la costante preoccupazione che uno di essi possa vacillare, o addirittura cadere e frantumarsi.

Certamente le nostre vite sono molto “piene”. La mia assistente usa il termine “infilare” quando prova a incastrare un nuovo appuntamento nel mio calendario, già troppo pieno. Alcuni di voi si identificheranno con la descrizione che da Ellen Goodman delle assurdità della vita moderna considerata “normale”: “Normale vuol dire vestirsi con degli abiti comprati per andare a lavorare, guidando nel traffico una macchina che stai ancora finendo di pagare, in modo da arrivare sul luogo di lavoro, che a sua volta ti serve per poter pagare i vestiti, la macchina e la casa che lasci vuota tutto il giorno per poterti permettere di viverci dentro”! (1) Eppure, se leggiamo le parole di Gesù in Giovanni 10, vediamo che sono in netto contrasto con la vita frenetica di oggi: “Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (2) Ho come il sospetto che alcuni di noi, pur avendo continuato a seguire Cristo fedelmente in molti modi, siano però scivolati in vite piene di contenuti ma carenti della vera pienezza che Cristo offre.

Capire la causa – l’eziologia

Prima di esaminare le radici del problema, è utile chiedersi se sia sbagliato di per sé essere impegnati. Per rispondere a questa domanda, prendiamo come modello Gesù. Nei vangeli vediamo come lui fosse impegnato in termini di numero e intensità delle attività cui prendeva parte. Come suggerisce Kevin De Young: “se Gesù fosse qui al giorno d’oggi, riceverebbe più email di tutti noi. La gente lo chiamerebbe al telefono tutto il tempo…Se ami Dio e ti metti al servizio degli altri, anche tu sarai impegnato”. (3) Comunque, De Young dice anche un’altra cosa molto importante: “Lui (Gesù) era impegnato, ma in un modo che non lo portava mai ad essere agitato, ansioso, irritabile, orgoglioso, o facilmente distratto” Allora qual è la causa che ci porta ad essere così occupati da farci perdere l’equilibrio e la pienezza della vita che Gesù invece dimostrava?

Cause esterne

Ti capita spesso di iniziare le tue giornate con l’ansia, sapendo che hai programmato di fare più cose di quanto sia effettivamente possibile? La tua agenda è così piena da non lasciare spazio a eventi fuori programma? Quando sei in compagnia di altre persone, ti capita spesso di pensare al tuo impegno successivo? Controlli e rispondi alle email appena ti svegli e durante tutta la giornata fino al momento in cui vai a letto? Pranzi spesso da solo nel tuo ufficio, per poter continuare a lavorare? Se hai risposto sì a queste domande, anche tu come me hai un problema di indaffaramento e una condizione che il Dr. Meyer Friedman ha chiamato “la malattia della fretta”. (4)

Certamente molti aspetti del nostro essere così occupati sono legati al fatto di essere un medico o un infermiere al giorno d’oggi. Gli ospedali e le cliniche dei nostri giorni sono luoghi di lavoro sottoposti a pressioni e regolamentazioni molto elevate, con carichi di lavoro intensivi e scadenze impegnative, il tutto in un ambiente dal carico emotivo decisamente elevato. Se a questo uniamo gli obiettivi decisamente poco realistici che vengono posti in un contesto di risorse in continua diminuzione, è facile capire perché lo “stress da lavoro” nel SSN sia così elevato. La maggior parte di noi ha ben poco controllo sulla gestione dei propri orari settimanali. Gli orari di inizio (e in maniera sempre maggiore anche la composizione) delle nostre attività cliniche e delle liste operatorie sono decise dai nostri direttori, non da noi. Ci troviamo così in situazioni stressanti, con livelli di responsabilità elevati ma relativamente poco controllo o autonomia. Eppure, la promessa di pienezza della vita che Gesù ha dato non aveva come clausola di non lavorare nel SSN o nell’ area sanitaria in generale! Ci deve essere un modo per affrontare le cause esterne che ci portano ad essere troppo impegnati, in modo da poter servire Dio fedelmente nel nostro luogo di lavoro e allo steso tempo evitare il pericolo della “malattia della fretta”.

Cause Interne

Sicuramente ci sono diversi fattori esterni che ci portano ad essere eccessivamente impegnati, ma dobbiamo anche esaminare noi stessi come creature peccatrici, cercando i fattori interni che possono portarci a queste situazioni. Abbiamo davvero più controllo sui nostri impegni di quanto non decidiamo di esercitare?

Ci troviamo ad esercitare la professione medica in una cultura dove l’essere impegnati è considerato un surrogato di successo o fallimento. Se qualcuno afferma che un collega “da molta importanza all’equilibrio tra vita privata e lavorativa”, raramente si tratta di un complimento e spesso sottintende che quel collega sia considerato uno “sfaticato”. D’altro canto, spesso prendiamo le lunghe liste d’attesa, le numerose pubblicazioni e i molteplici inviti ai congressi come la dimostrazione che qualcuno stia bene. Tuttavia, sebbene queste misure siano in parte comprensibili, questi fattori in realtà possono facilmente originare dall’orgoglio, e contribuire alla propagazione dello stesso in tutte le sue forme, inclusa l’ambizione, la fama e il potere. Impegni eccessivi possono essere anche una conseguenza della propria insicurezza, che si manifesta come un costante bisogno di approvazione da parte di colleghi e pazienti, o della corsa verso un’insaziabile ricchezza. Come commenta Jon Ortberg: “La fretta non è soltanto un programma disorganizzato. La fretta è un cuore disordinato” (5). Ad essere onesto, ci sono cose che io stesso aggiungo regolarmente al mio programma già sovraccarico, pur non essendo obbligato, e che una volta portate alla luce di Dio, mettono in risalto motivazioni e abitudini subconscie che necessitano del suo potere trasformante. Quindi non possiamo affermare che le cause delle nostre situazioni difficili siano tutte esterne e al di fuori del nostro controllo, ma dobbiamo soffermarci e analizzare noi stessi in modo trasparente, così da dirigere il “trattamento” nella giusta direzione.

Trovare una soluzione da parte di Dio – il trattamento

Nel tentativo di affrontare alcune delle mie carenze in questo campo negli ultimi anni, ho trovato che vi siano alcuni approcci particolarmente utili. E voglio condividerli con voi:

Esamina il tuo cuore per capire cosa realmente ti spinge

Stando a quanto detto sopra, è importante iniziare da un attento esame dei nostri cuori davanti al nostro Dio onnipotente, per capire cosa realmente ci spinga ad essere eccessivamente impegnati. Abbiamo tutti bisogno del suo aiuto per riuscire a distinguere gli impegni che vengono da un servizio cristiano, e gli impegni che invece sono spinti dall’ambizione, dalle proprie insicurezze nascoste o da un’agenda disordinata. In tutto ciò che facciamo, dobbiamo seguire il consiglio di John Wesley di “tenere senza stringere tutto ciò che non è eterno.” (6) Troviamo conforto nel sapere che abbiamo un Dio onnipotente che perdona e ristabilisce.

Rivedi i tuoi impegni regolarmente, per assicurarti che riflettano la chiamata di Dio per la tua vita

Come Cristiani, crediamo che Dio ci abbia creati come individui, e che lui abbia una chiamata particolare ed unica per ciascuno di noi. Tuttavia, la medicina moderna tende a incoraggiare l’omogeneità. La tua agenda e la tua pianificazione giornaliera riflettono la tua unicità, o hai riempito le tue giornate con le attività che dovrebbe invece svolgere qualcun altro? Prima di prenderti un nuovo impegno, prega e guardalo alla luce di ciò che stai già facendo e alla luce del tuo dono da parte di Dio e della tua chiamata personale. Rivedi la tua agenda con regolarità, per assicurarti che tu stia vivendo una vita incentrata su quello che il tuo Padre celeste ti ha chiamato a fare (in tutte le aree della tua vita), e laddove possibile, sii deciso nel rimuovere le cose che diminuiscono la tua efficienza. Dietro consiglio di un caro amico, ho iniziato a includere nella mia valutazione di fine anno anche una lista di tutti gli inviti e le attività che ho declinato o abbandonato nel corso dell’ultimo anno, oltre a ciò che ho intrapreso o ottenuto. Per me si è rivelato un esercizio utile, e mi sento di consigliarlo anche a voi.

Coltiva ritmi di lavoro e di riposo simili a Cristo

Abbiamo visto che Gesù visse una vita piuttosto piena mentre si trovata sulla terra, ma che riuscì ad evitare la trappola della “malattia della fretta”. Anzi, ci ha dimostrato cosa significhi davvero avere un perfetto equilibrio tra vita privata e lavorativa. Cosa possiamo imparare dalla sua vita? Gesù adottò quella che viene talvolta chiamata “la disciplina del rallentamento”. Questo non significa semplicemente che si riposava abbastanza e aveva sufficiente tempo libero, anche se questi aspetti erano e rimangono importanti. Nel suo ritmo di lavoro e di riposo, trascorreva abitualmente dei momenti in tranquillità e solitudine per poter stare alla presenza del Padre. Anche noi siamo chiamati a trascorrere regolarmente del tempo “stando fermi e riconoscendo che Dio è Dio” (Salmo 46:10). All’inizio di ogni nuovo giorno, dobbiamo seguire il saggio consiglio di C.S. Lewis: “Ogni giorno, nel momento in cui ti svegli, tutti i tuoi desideri e le tue speranze per quel giorno corrono verso di te come animali selvaggi. E il primo lavoro che devi fare ogni giorno è scacciarli tutti, e ascoltare quell’altra voce, da quel diverso punto di vista, e lasciare che quell’altra vita più grande e più forte si possa far spazio”. (7) Il ritmo della vita di Gesù, come suo Padre prima di lui, mette in risalto anche l’importanza di mantenere il “riposo del Sabato” all’interno dei nostri programmi settimanali. Questo è un ritmo di vita che siamo chiamati ad adottare, non come un rituale legalistico, ma perché è così che possiamo funzionare al meglio come creature fatte a immagine di Dio. Tim Chester lo spiega in questo modo: “il culmine della creazione non è una persona fatta per lavorare, ma un Sabato fatto per la gloria di Dio”. (8) Gesù si prendeva anche del tempo per pensare e riflettere, qualcosa che spesso gli impegni della vita moderna ci impediscono di fare. Per farla breve, Gesù stava “vivendo a vita appieno” e non “semplicemente sopravvivendo”. Era impegnato, ma la sua priorità era il Regno. Siamo chiamati a coltivare ritmi di lavoro e riposo simili a Cristo, nella nostra vita e in quella della nostra famiglia.

Sostieni il cambiamento culturale nel tuo luogo di lavoro

Se davvero vogliamo risolvere le cause esterne che portano agli impegni eccessivi nella medicina moderna, dobbiamo essere pronti a supportare un radicale cambiamento culturale nel nostro luogo di lavoro. Nella nostra professione, quando ricopriamo la carica di capo, dobbiamo affrontare scadenze impossibili (ad esempio importati bandi per fondi di ricerca che scadono sempre a ridosso delle vacanze di Natale!), depersonalizzazione sul luogo di lavoro, misure di successo che danneggiano le relazioni, e ritmi di lavoro che non sono decisamente simili a quelli di Cristo. Dobbiamo tutti impegnarci a promuovere una controcultura cristiana che dia la priorità alle relazioni rispetto alle attività frenetiche, e nella quale l’amore di Dio per i nostri pazienti e per i nostri colleghi possa sostituire la mancanza di fiducia e la competizione egoistica. Dobbiamo insegnare agli studenti di medicina e agli specializzandi che nella vita ci sono cose decisamente più importanti che continuare a costruire senza sosta il proprio CV, e dobbiamo incoraggiarli ad adottare ritmi di lavoro e di riposo che permettano di impegnarsi nel lavoro ma che siano guidati dal mettersi al servizio del prossimo con altruismo. 

Anteporre le relazioni umane alle attività

Una triste conseguenza dell’essere troppo impegnati è che si può finire per trascurare o danneggiare relazioni importanti. Non dimenticherò mai quel giorno in cui, impegnatissimo nel mio lavoro di chirurgo pediatrico, mia figlia di sette anni mi chiese come mai passassi così tanto tempo a prendermi cura di “tutti gli altri bambini” e così poco tempo con lei. L’episodio in cui Gesù incontra Marta e Maria ci ricorda l’importanza di dare la priorità alle relazioni: “Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”. (9) Tra tutti i nostri impegni, dobbiamo anteporre le relazioni umane alle attività – le relazioni con i nostri coniugi e i nostri figli, con i nostri amici e i nostri colleghi, e cosa più importante con il nostro Salvatore. Dobbiamo ritagliarci degli spazi di tempo ben definiti, per trascorrere momenti di qualità, nei quali possiamo essere completamente presenti e dare tutti noi stessi, e mantenere una flessibilità sufficiente nei nostri programmi che ci permetta di adattarci ed essere disponibili. Dobbiamo riuscire a trascorrere del tempo alla presenza del Padre, adorando Lui sopra più di ogni cosa, e ricercando continuamente la sua guida per la nostra vita.

Nathan Foster mette in risalto l’impatto che un tale cambiamento di priorità può avere: “Non riesco a pensare alcun modo migliore per portare a una trasformazione genuina della vita spirituale della Chiesa, se non quella di diventare un popolo che dice no agli impegni eccessivi, alla fretta e alle distrazioni, e che sia disposto a organizzare la propria vita in maniera da essere pienamente presente davanti a Dio e alle altre persone, vivendo una vita intera ad imparare ad amare come si deve…” (10). Se vogliamo cambiare la “vita molto piena” sostituendola con la “pienezza di vita” che ci è stata promessa, dobbiamo dare la priorità alla nostra relazione con Colui che venne a donarci tutto ciò. Come conclude Kevin De Young: “non è sbagliato essere stanchi. Non è sbagliato sentirsi sopraffatti. Non è sbagliato attraversare periodi di caos totale. Quello che è sbagliato – e tristemente sciocco e meravigliosamente evitabile – è vivere la propria vita con più frenesia di quanto vogliamo, perché abbiamo meno Gesù di quanto abbiamo bisogno.” (11)

Paul Johnson è professore di Chirurgia Pediatrica presso l’Università di Oxford

Bibliografia

  1. Ellen Goodman. Giornalista americano (1941-oggi)
  2. Giovanni 10:10
  3. De Young K. Follemente impegnati (ADI media)
  4. Dr Meyer Friedman. Cardiologo Americano (1910 – 2001)
  5. Ortberg J. La vita che hai sempre voluto. (disponibile in inglese: The Life You’ve Always Wanted. Grand Rapids: Zondervan 2002)
  6. John Wesley. Teologo Inglese. (1703 – 1791)
  7. Lewis CS. Il cristianesimo così com’è (Adelphi)
  8. Chester T. La guida agli impegni, da un Cristiano impegnato (disponibile in inglese: A Busy Christian’s Guide to Busyness. Nottingham: IVP 2006)
  9. Luca 10: 41-42
  10. Foster N. La disciplina del rallentamento (disponibile in inglese: The Discipline of Slowing. Denver: Renovare 2014)
  11. De Young K. Op cit

Tradotto da Giulia Dallagiacoma

Link originale: https://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=26880