L’età dell’ansia

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Sul mio scaffale degli anni ‘90 c’era un volume di poesie chiamato “L’età dell’ansia”. Contiene una serie di poesie (di varia qualità) riguardo le paure del decennio: AIDS, cambiamento climatico, terrorismo, instabilità economica e guerra.

Il titolo di quella antologia è tratto dal poema epico del 1947 di WH Auden (1) il quale esplora le ansietà del dopoguerra americano e britannico.

Le ansietà di questi poeti suonano molto familiari al giorno d’oggi.

La ricomparsa del dispotismo in certe aree del mondo, le rivolte populiste contro il sistema liberale, l’incerto cammino della Brexit e delle sue conseguenze, il terrorismo globale proveniente da diverse ideologie; tutto ciò sfida il nostro senso di sicurezza politica (nel bene e nel male).

In medicina affrontiamo l’ingegneria genetica, le leggi riguardo l’aborto e l’eutanasia, le nuove epidemie di Ebola e di influenza virulenta, la marea crescente di malattie non trasmissibili, le tensioni finanziare sul sistema sanitario e la crisi nel nostro sistema di assistenza. Tutto ciò crea delle ansie per il futuro della sanità.

Il mutevole panorama culturale e spirituale si aggiunge a questa insicurezza, dove ciò che era impensabile meno di un decennio fa è ora normalizzato. È un momento in cui il dissenso è sempre più soffocato dagli insulti attraverso i social network.

Dunque, è così che la stampa spesso lo ritrae. La stampa cristiana non fa eccezione e ammettiamo che anche noi ne siamo stati colpevoli nella “Triple Helix” (raccolta di articoli della CMF UK, l’”A.M.I.C.O.” britannica).

Ma fermiamoci un attimo e riflettiamo. Leggendo di recente i libri di Samuele e dei Re ho trovato difficile non notare le ansie del popolo d’Israele quando dovette affrontare l’occupazione e l’oppressione degli ammoniti, moabiti, filistei e altri popoli. Dov’era Dio quando avevano bisogno di lui? Perché la Torah esigeva uno stile di vita così in contrasto con le culture che li circondavano? Non sarebbe stato sicuramente più semplice seguire le vie delle nazioni circostanti?

Oppure considera Elia, solo nel deserto e disperato dopo che la sua apparente vittoria contro i profeti di Baal sul Monte Carmelo fu rapidamente ribaltata e fu costretto a fuggire per il resto della sua vita. Perché Dio lo aveva condotto in una situazione del genere? Non sarebbe stato sicuramente più semplice tenere la testa bassa e non sfidare le istituzioni politiche e religiose dei suoi tempi? (2)

Ogni età sembra un’età di ansia. È la condizione umana, una conseguenza della caduta. Ogni epoca si unisce al grido dei profeti e dei salmisti nel chiedere dove Dio è nel mezzo di tutto ciò che sta accadendo intorno a noi. Uno dei peccati che ci affliggono è essere intimiditi da questa ansia o credere che questa paura sia unica del nostro tempo e della nostra società per perdere la speranza.

Gli altri peccati in cui la società cade sono o l’ingenuo ottimismo del “non siamo mai stati meglio” di Steven Pinker (uno scienziato cognitivo canadese ndr.) o la delusione nostalgica che se solo tornassimo a come erano le cose una volta tutto sarebbe migliore. Un quarto errore è seppellire semplicemente le nostre teste nella sabbia del “binge watching” di Netflix (guardare programmi televisivi per un periodo di tempo superiore al consueto, particolarmente l’usufruire della visione di diversi episodi consecutivamente senza soste ndr.) anestetizzandoci con l’intrattenimento.

Gesù ci chiama a qualcosa di completamente diverso. Nel suo lungo discorso sulla distruzione del tempio e l’imminente persecuzione dei credenti (3) consigliò ai discepoli:” Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine.” (Matteo 24:6).

Quando leggo Matteo 24 l’elenco delle ansie e delle prove prima della chiesa primitiva avrebbe potuto essere scritto oggi. Gesù li avvertì di essere preparati a questo, ma anche di sperare, perché tutto ciò fa parte della venuta del regno di Dio. Ci viene detto di non temere e di non essere ansiosi perché Dio ha ancora il controllo. Inoltre il regno di Dio è, almeno per ora, al lavoro in modi silenziosamente potenti nella vita e nella testimonianza del suo popolo in tutto il mondo.

Israele visse attraverso la sua epoca di ansia, guidato dai giudici e dai profeti fino a quando il re Davide unificò la nazione e portò la pace (anche se solo per un paio di generazioni). Elia incontrò Dio durante il suo esilio e gli furono date le ragioni per confidare in un futuro migliore. Anche noi aspettiamo; non passivamente, ma attivamente coinvolti nella società che ci circonda. Potremmo sentirci impotenti a cambiare le cose che accadono intorno a noi, ma serviamo un Dio che ha il potere di fare qualsiasi cosa.

Il cambiamento arriva in modo continuo e veloce ma Dio è al lavoro in mezzo ad esso. Spero che alcune delle storie delle riflessioni in questa edizione di Triple Helix possano incoraggiarvi a vedere qualcosa su come Dio sta lavorando. Il suo invito è che ci uniamo a lui, portando la sua buona notizia di salvezza e speranza in un mondo ansioso e addolorato.

Steve Fouch è il capo della comunicazione del CMF UK

Referenze:

  1. WH Auden, “L’età dell’ansia”: egloga barocca, traduzione di Lina Dessì e Antonio Rinaldi, Mondadori, 1966
  2. 1 Re 18-19
  3. Matteo 24

Articolo tratto dal CMF UK: https://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=26972

Traduzione a cura di Fady Tousa