Strumenti di Dio

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Prefazione

Questo articolo è diverso da quelli che abitualmente pubblichiamo sul nostro blog! È la testimonianza di Matteo Bitondi, l’architetto a cui A.M.I.C.O. ha affidato il progetto di costruzione della Clinica Evangelica che verrà data in gestione alla missione WEC in Guinea Bissau. Nel villaggio di Chè- Chè nell’estremo Est del paese c’è infatti un gruppo di missionari che lavora da anni per lo sviluppo sociale e spirituale del popolo Fula. Questa testimonianza è il sunto delle riflessioni che Matteo ha maturato dall’incontro con questi missionari nel suo recente viaggio in Africa. Nelle prime 4 foto della galleria in basso trovate alcune immagini del lavoro tecnico svolto a Chè-Chè, le altre foto invece rappresentano alcuni momenti di cui si racconterà in questo diario di bordo. Buona lettura.

Strumenti di Dio.

La saggezza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze; negli incroci affollati essa chiama, all’ingresso delle porte, in città, pronunzia i suoi discorsi…                                                                                                                              Proverbi 1: 20-21

Questi versi del libro dei Proverbi e quelli che li seguono mi hanno fatto sempre riflettere, soprattutto considerando la natura opposta del soggetto e del luogo nel quale esso opera. Una immateriale potenza che si esprime ed un luogo, preciso, circoscritto. Quando mi soffermo sul significato profondo e quasi impalpabile di queste parole, non posso fare a meno di pensare a come lo Spirito di Dio parla al mio cuore, alla mia mente e nella mia vita.

 

19 Novembre 2019 – Primo Giorno – Dakar (Senegal)

 Uno scossone molto atteso, mi dice che l’aereo è atterrato. La solita voce del capitano ci dà il benvenuto a Dakar, per noi la prima tappa del viaggio che ci porterà a Chè-Chè, un villaggio sperduto nel mezzo della foresta del Guinea Bissau. Solo qualche mese prima non sapevo nemmeno dove si trovasse questo piccolo stato dell’africa occidentale, ricco di contraddizioni e povero come pochi. Di Chè-Chè non ne parliamo, non sapevo nemmeno che esistesse!  Per esperienza, ho imparato a considerare Dio come una persona creativa e pronta a cogliere ogni occasione per darci una occasione. Da un po’ di tempo la mia preghiera a Dio esprimeva sempre un concetto: “Fa che la mia vita possa servire per il Tuo regno!” Scritta così potrebbe sembrare una preghiera semplice, come tante altre fatte al sicuro tra le pareti della nostra vita. Così è stato per molto tempo, fino a quando, una sera nella mia assemblea di Reggio Emilia, in occasione di una serata dedicata alle missioni ed al servizio, mi ritrovo davanti ad una visione, quella di un piccolo poliambulatorio nel mezzo del nulla in Guinea Bissau. Il visionario del caso era un medico, un certo Roberto Di Benedetto, che in 2 ore mi trascina nella visione che Dio aveva messo sul suo cuore e su quello dei membri dell’Associazione A.M.I.C.O.

A Dakar siamo rimasti un giorno, ospitati nella foresteria della WEC-International, una base di appoggio per molti missionari che transitano per quelle zone dell’Africa e decidono di spezzare il viaggio riposandosi un po’. La missionaria Claudia Pignatelli, direttore della WEC-Italia, alla quale avevamo chiesto di condurci nel viaggio, patrocinando questa prima fase del progetto, ci aveva messo in contatto con la rete dei missionari WEC di quelle zone, una risorsa indispensabile.

(C. Pignatelli per WEC-Italia, Arch. M. Bitondi responsabile del progetto, Dott. R. Di Benedetto per A.M.I.C.O.)

20 Ottobre 2019 – Secondo Giorno – Da Ziguinchore (Senegal) a Bissau (Guinea Bissau)

 Il giorno seguente riprendiamo l’aereo per Ziguinchor, una piccola cittadina del Senegal, nella quale Juan, il medico missionario che, senza saperlo, ispirò l’intero progetto, ci attendeva all’aeroporto. Fino a quel momento ne avevo solo sentito parlare, ora lo conoscevo di persona, ringraziavo Dio per questo. Stare accanto a persone che hanno deciso di dedicare gran parte della loro esistenza al servizio, non è cosa da poco. Fortifica lo spirito vederli vivere ed operare e così è stato per tutti i 12 giorni che siamo stati insieme. Juan attualmente vive a Bissau con la moglie Flavia e il piccolo Jaime di 10 anni. È già laureato in infermieristica e sta anche terminando gli studi di medicina e con Flavia, un periodo di studi nella scuola biblica. Siamo stati accolti calorosamente in questa casa benedetta ed in questa famiglia speciale. Ci siamo sentiti privilegiati, abbiamo condiviso con loro la comunione fraterna, il cibo e la casa. Ho potuto osservare come Flavia fosse una compagna perfetta per Juan, cosa che nei giorni successivi abbiamo visto e considerato tutti. Questa è stata una lezione importante, Dio quando chiama una famiglia al servizio, la chiama tutta, non la spezza, la fortifica, la cura e dà ad ogni suo membro una visione univoca, necessaria per raggiungere gli obbiettivi che Lui vuole raggiungere. Juan e Flavia avevano già organizzato tutti i nostri incontri. Avremmo incontrato i responsabili della WEC in Guinea Bissau e i responsabili della Igreja Evangélica Central con la quale avremmo portato avanti il progetto.

Gli incontri andarono avanti spediti, superando ogni nostra aspettativa. Da subito abbiamo percepito la presenza del Signore in questo progetto. Quando diciamo che l’opera è sua e noi siamo dei semplici esecutori, spesso non abbiamo percezione di quanto siano vere queste parole. Più snocciolavamo e discutevamo i nostri dubbi e le nostre richieste, più il Signore ci faceva la grazia di farci capire che in realtà, Lui stava già lavorando da tanto nei cuori ti tante persone che da molto tempo pregavano per questo progetto, addirittura prima che questo prendesse corpo nei nostri cuori. Accorgerci che eravamo la risposta alle preghiere di tutti quei fratelli e sorelle, ci ha lasciati piacevolmente esterrefatti. Avere la percezione di essere strumenti nelle mani di Dio, è una esperienza impagabile, che consiglio vivamente di perseguire. La nostra vita di figli di Dio spesso è spiritualmente vuota e stantia, proprio a causa della nostra remissività nei suoi confronti. Bisogna saltare, il posto dove si atterra è sempre meglio del posto dal quale si salta. In queste esperienze non si può fare a meno di pensare alle parole di Gesù …. “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo e dolce e il mio carico è leggero” Matt. 11: 29 – 30. Capire per esperienza che queste parole sono vere, che qualcun’altro porta i pesi per te, ti indica la via ed a te non resta che andare diritto, ti pone in uno stato di tranquillità e beatitudine impagabile. Senti vivo lo Spirito di Dio in te, la tranquillità pervade ogni manifestazione del tuo essere. È uno stato di grazia. Provavo una santa invidia nel guardare Flavia, Juan e Jaime, loro quello stato di grazia lo vivevano da molto tempo, giornalmente, non dovevano preoccuparsi di tornare alla loro vita secolare, quella era la loro vita secolare. Piena di problemi, difficoltà, lontani da casa e in costante bisogno dell’intervento di Dio. Assurdo?? Non direi, basta cambiare prospettiva e tutto diventa perfetto, come solo Dio sa essere.

 

 

(Juan, Flavia e Jaime, missionari WEC in Guinea Bissau)

 

21 Ottobre 2019 – L’Igreja Evangélica Central, il culto, gli incontri – Bissau

  Roberto, Claudia ed io, insieme alla famiglia di Juan, la domenica abbiamo potuto partecipare al culto nella sala della Chiesa Centrale. Era gremita, da tanto tempo non mi trovavo di domenica in mezzo a così tanti fratelli. Quel culto è stato una benedizione, osservare la gioia e sentire lo spirito che parlava attraverso le preghiere, i canti ed i ringraziamenti è stata una bella esperienza. Per l’occasione ci hanno presentato a tutta la chiesa, facendoci salire sul palco. Juan ha presentato l’intero progetto, parlando del suo impegno a Chè-Chè. È stato emozionante, vedere come l’intera chiesa pregava per noi, ringraziando Dio e chiedendogli di aiutarci e sostenerci in ogni cosa. Che bello è vedere quando i fratelli intercedono per te, è meraviglioso. A Bissau avevamo trascorso quattro giorni ed era arrivato il momento di spostarci a Chè-Chè sul terreno della missione, nel quale dovevamo realizzare, Dio piacendo, il piccolo poliambulatorio. Andavamo via da Bissau con il cuore rinfrancato, certi di un fatto, Dio aveva cominciato a costruire ogni cosa prima di noi. Eravamo tranquilli, ogni cosa era nelle sue mani, era un fatto e non una supposizione. Negli incontri che avevamo avuto a Bissau, avevamo potuto vedere come molti dei nostri dubbi avevano già una risposta, e vedere la Chiesa Centrale, essere organizzata ed avere quella struttura in grado di darci il giusto supporto ci ha lasciati piacevolmente spiazzati. Eravamo arrivati in quel posto pensando di essere come una sorsata d’acqua nel deserto, e ci siamo resi conto che eravamo solo una piccola goccia in un fiume ben canalizzato, veloce e pulito. Gloria a Dio.

(Gli incontri per presentare il progetto al direttivo della Igreja Evangèlica Central ed al direttivo della WEC-Guiunea Bissau)

24 Ottobre 2019 – Al Villaggio di Chè Chè, regione di Gabu, sezione di Boe (Guinea Bissau)

 La strada per Chè-Chè è lunga e molto scomoda, in macchina si balla come alle giostre, l’auto è costantemente con le ruote in un fosso, e se non fosse per il fatto che siamo su un fuoristrada paragonabile ad un pezzo di ferro, ci saremo rimasti subito dentro ad una di quelle buche. Juan ha una guida sportiva, ad ogni buca esclama sarcastico: Tio Paolo!!!!!!!??? Tio Paolo è un dipendente del ministero dei trasporti, un caro fratello, è con noi in auto. Sta terminando la scuola biblica per poi svolgere la sua attività pastorale proprio a Chè-Chè. Ho imparato molto da questo fratello, ha sempre mantenuto un profilo basso, quasi dimesso, ma quando l’ho visto aprire la Bibbia davanti a tutti gli abitanti e notabili di Chè-Chè, leggendo le parole di Geremia 29:11-13 ho capito che non era un semplice dipendente dell’ANAS guineano.

Infatti, io so i pensieri che medito per voi,” dice il Signore”: Pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire ed una speranza. Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore;

Queste parole di Geremia furono lette da Tio Paolo in occasione dell’incontro che avemmo in quella che doveva essere la piazza centrale di Chè Chè, lì c’era un albero, l’unico negozio del villaggio (nulla di più distante dal concetto che noi abbiamo di negozio), una capanna alle nostre spalle ed un venditore ambulante che vendeva vestiario e biscotti. Davanti a noi avevamo il capovillaggio, l’imam della moschea e gli anziani, i giovani e le donne con la loro rappresentante. Una bella platea alla quale leggere Geremia, salvo considerare che erano tutti musulmani, come del resto tutto il villaggio. Ho capito in quel momento lo spessore spirituale di Tio Paolo, impugnava la Bibbia come una brocca d’acqua alla quale tutti potevano bere. Che grande insegnamento per me! A Chè-Chè la WEC gestisce il terreno nella quale trovano posto la scuola e la casa della missione. Noi siamo stati ospitati proprio in questa casa. Alla sera abbiamo conosciuto la coppia di missionari indonesiani che ci ha ospitati, BanBan con la moglie Berta, la figlia Beatrice e la loro piccolina Brilian. Ci hanno spiegato che il Signore ha messo sul loro cuore il desiderio di raggiungere almeno 24 villaggi intorno alla missione entro il 2024, ed avere almeno un contatto stabile in ognuno di essi. Detta così sembrerebbe una cosa semplice, ma quando ci siamo resi conto della distanza tra un villaggio e l’altro e della difficoltà oggettiva nel raggiungerli, abbiamo capito che la loro visione è pionieristica. Il giorno successivo al nostro arrivo, abbiamo condiviso con loro il progetto del poliambulatorio e abbiamo capito che anche per loro era importate e che da tempo stavano pregando per questo. Solo il mese scorso la loro piccolina di 18 mesi è stata ricoverata per una polmonite a Bissau, forse con una nuova clinica a due passi gestita da Juan tutto sarebbe stato più semplice. Anche in questa occasione, la sensazione che noi fossimo la risposta alle loro preghiere e uno strumento nelle mani di Dio, ci ha avvolti come un fresco lenzuolo, visto il clima umido e abbastanza caldo. Anche loro avevano dato a Dio ogni cosa della loro vita, le proprie aspettative, i propri sforzi, il benessere e l’agiatezza, la salute, i figli. Lo facevano con il sorriso sulle labbra e con una fede ferma. Ad ogni loro ringraziamento fatto in preghiera ricevevo uno schiaffo sulla guancia dallo Spirito. Più BanBan ringraziava e più io ero costretto a svegliarmi spiritualmente. Certe cose le si può capire solo stando a contatto con queste famiglie che impari ad amare e ammirare.  Berta, invece, ci ha parlato di una sua visione per la quale sta pregando da un po’, un ponte sul Rio Carubal. Per raggiungere il villaggio di Chè-Chè, infatti, bisogna imbarcarsi su una zattera in acciaio e percorrere almeno 200 mt, da una sponda all’altra del fiume, che nella stagione delle piogge, diventano 250/280 mt. Il villaggio è subito dopo la salita che si trova davanti all’approdo della piccola chiatta. Essendo un architetto ho solo immaginato cosa potesse significare costruire un ponte in quel posto, e sentire Berta che con fede parlava di questo, non avendo idea di quali potessero essere le difficoltà, mi ha fatto sorridere in cuore. Ma subito dopo, mi sono sentito come Sara, la moglie di Abramo. Dio mi stava dicendo: “Cosa ridi? Impara da lei! Io ho costruito l’universo, cos’è per Me un ponte di 300 metri?” Devo dire che nella mia vita spesso non mi rendo conto della potenza di Dio, eppure ero in quel posto proprio grazie ad essa.

(Berta, Beatrice, Brillians e BanBan, missionari WEC in Guinea Bissau)

25 e 26 Ottobre – Bèli e Lugajole – Nell’estremo Est del Guinea Bissau

 I giorni sono trascorsi in fretta, abbiamo potuto vedere come Juan è ben voluto da tutti a Chè-Chè e come la sua missione venga percepita come una benedizione da tutto il villaggio. L’essere ben voluto da tutti gli apre la porta dei loro cuori e lui ci si infila sempre con garbo, delicatezza e con la Bibbia nelle mani. Dopo ogni consulto infermieristico, termina dicendo “Oramos” e prega affidando i suoi pazienti a Dio. Che storia incredibile! I figli di queste persone sono i bambini che abbiamo visto riempire la scuola della missione. Mi è sembrato di vedere un campo di grano, gli agricoltori e il Signore che quando serve, da l’acqua per far crescere tutto. Con le auto ci siamo trasferiti in altri villaggi per visionare altre strutture sanitarie e fare le nostre considerazioni, a Bèli e a Lugajole. Nel bel mezzo della foresta africana la strada dovevi sapere che c’era, perché a guardarci proprio non la si scorgeva. Anche qua Juan, Flavia, BanBan e Berta ci hanno fatto capire come lavorano tra queste persone. Pur nelle difficoltà ed all’interno di una cultura religiosa diversa e per certi versi antitetica alla nostra ci sono persone che accettano la parola del Signore con gioia. La mèsse del Signore è veramente sconfinata!

Il Viaggio di ritorno in Italia

 Abbiamo salutato tutti a Chè-Chè, BanBan, Berta e le piccoline. Non vediamo l’ora di tornarci per cominciare i lavori! Abbiamo salutato anche Flavia a Bissau mentre Juan ci ha accompagnato in “taxi” a Ziguinchor per poi tornare indietro il giorno dopo. Le mie aspettative nei confronti di questo viaggio sono state abbondantemente superate e ho potuto considerare come il Signore va davanti a noi per preparare la sua opera. Sono tornato a casa con il cuore pieno di riconoscenza nel Suoi confronti, certo di far parte del suo piano. Quando a Milano l’aereo ha toccato terra, non so se fossi più felice di avvertire quello scossone o di considerare quella esperienza appena fatta. Avevo una prospettiva diversa da cui vedere l’opera di Dio.  Gesù diceva: Ben è la mèsse grande e pochi sono gli operai. Pregate dunque il signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse.

Queste parole sintetizzano mirabilmente l’esperienza di questo viaggio, che non vediamo l’ora di rifare per le tappe successive del progetto. A stare dove Dio ci vuole si impara tanto, soprattutto si comprende che il nostro servizio non è una cosa indispensabile per lui, ma è una gioia ed una benedizione per noi.

Matteo Bitondi – Architetto e Responsabile del Progetto “Una Clinica per Chè-Chè”

Matteo e Juan al lavoro. Il terreno su cui sorgerà la Clinica e su cui già sorge la scuola ha un nome: « Terra di Canaan »
Matteo e Juan al lavoro. Il terreno su cui sorgerà la Clinica e su cui già sorge la scuola ha un nome: « Terra di Canaan »
Perimetrie del terreno su cui sorgerà la clinica evangelica a Chè-Chè.
Perimetrie del terreno su cui sorgerà la clinica evangelica a Chè-Chè.
Alcuni alberi dovranno essere abbattuti per far spazio alla Clinica.
Alcuni alberi dovranno essere abbattuti per far spazio alla Clinica.
Tio Pablo (il Pastore della chiesa di Ché- Ché, l’uomo in giacca blu) in preghiera per consacrare a Dio il terreno e il proseguimento dei lavori.
Tio Pablo (il Pastore della chiesa di Ché- Ché, l’uomo in giacca blu) in preghiera per consacrare a Dio il terreno e il proseguimento dei lavori.