Lavorare per Gesù

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John Greenall e Alex Bunn affrontano i temi dello studio e del valoro come Cristiani, all’Università e dopo gli studi. Durante il lungo percorso di studio che affrontiamo, trascorriamo la maggior parte del nostro tempo a scrivere, leggere, revisionare, seguire lezioni e tirocini. Eppure, capita raramente di sentire un sermone che parli del lavoro. Ecco qui dunque quattro concetti da portare con te durante gli studi.

Il lavoro non ti definisce

Il giorno prima di iniziare Medicina, un’anziana e carissima signora della mia chiesa mi strizzò le guance (sì, per davvero) e mi disse: “Sei così intelligente, ho sempre saputo che saresti diventato qualcuno di speciale”. Lei lo disse certamente con le migliori intenzioni, ma ricevere continui elogi come questo può portare all’orgoglio che ci fa poi dire “Io sono migliore degli altri” e ci porta a lasciarci definire totalmente dal nostro lavoro.

C’è sempre una fortissima tentazione, da parte dei professionisti sanitari (e degli studenti) di farsi definire dal proprio lavoro. Come dice spesso anche Tim Keller, molte persone cercano la salvezza in una carriera di successo. (1) Io credo che anche molti medici lo facciano, ma in maniera diversa; salvare gli altri può diventare un mezzo per salvare sé stessi. La buona notizia per i Cristiani è che siamo liberi dall’incessante pressione di dover dimostrare qualcosa. Come credente, non devi lavorare per dimostrare la tua identità, ma dovresti lavorare partendo dalla tua identità.

Per capire veramente chi sei, devi ascoltare quello che Dio dice di te. Voglio invitarti a dare la giusta priorità al tempo che passi con Dio in preghiera e al tempo che dedichi alla Parola durante i tuoi studi. Le abitudini che instauri ora, siano esse buone o cattive, ti accompagneranno per tutta la tua carriera.

Il tuo lavoro ha valore

Forse ti sei iscritto a Medicina con il desiderio di vedere cose sorprendenti. Tuttavia, molto presto magari ti sei trovato a disprezzare l’immunologia o a non capire la colelitiasi. Tra dieci anni ti guarderai intorno e forse ti sentirai profondamente deluso, perché per quanto tu possa provare a fare la differenza, sarai sempre sommerso dalla burocrazia o sopraffatto dalle preoccupazioni.

Le lezioni possono essere noiose. I tutor possono essere molto esigenti. Il lavoro può essere frustrante. E diciamocelo, a volte ci capita anche di non sopportare quello che facciamo. Come Cristiani, dobbiamo ricordarci che il nostro lavoro ha valore; non sarà senza senso e non verrà dimenticato. Come dice Paolo “la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

È meraviglioso sapere che tutto quello in cui metteremo mano porterà frutto. Un giorno lavoreremo con gioia e soddisfazione, in una terra rinnovata. Non odieremo il nostro lavoro. Non saremo più frustrati a causa del lavoro. Ed è questa la speranza cristiana.

Il tuo lavoro è una vocazione

I sondaggi mostrano che solo l’1% degli studenti di medicina ritiene che la medicina sia una vocazione, piuttosto che un semplice lavoro. Infatti si pensa spesso che il lavoro spirituale più importante sia esercitato da pastori ed evangelisti. Un lavoro è una vocazione quando qualcun altro ti chiama a farlo, e lo si fa per loro più che per noi stessi.

È facile dimenticarsene quando studiamo, o quando cerchiamo di accontentare la nostra università o il nostro tutor. Ma come Cristiani, c’è una dimensione del nostro lavoro che può trasformarlo anche nei momenti più bui. Credo fermamente che Dio stia chiamando ogni medico e operatore sanitario a glorificarlo nel suo lavoro ed attraverso il lavoro stesso.

Paolo diede questo consiglio agli schiavi, ma lo si può applicare anche agli studenti: “Fate la volontà di Dio di buon animo, servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini, sapendo che ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore” (Efesini 6:7-8).

Quindi quale lavoro verrà premiato da Dio? Certamente non solo l’evangelizzazione, ma anche le pulizie, chi svuoterà i cestini, chi si prenderà cura di un ubriaco che urina per strada il sabato sera, chi scriverà un testo approfondito, chi darà conforto ad un amico nel bisogno, chi risponderà ad un’email in maniera tempestiva.

Ti capita mai di andare a lavoro e dire “Oggi lavorerò per Gesù”? “Ora cambio questa cannula per Gesù”, “Sto facendo questa revisione per Gesù”? Tutto quello che facciamo, è per la gloria di Dio. E per farlo serve una potenza sovrannaturale; non è facile farlo con le nostre forze, perché va contro natura. Talvolta sembra più facile essere un predicatore o un missionario – perché c’è un certo fascino spirituale nel farlo – rispetto al caotico mondo lavorativo della nostra società secolarizzata.

Il tuo lavoro è la Grazia di Dio

Durante gli studi, si può cadere nella tentazione di sentirsi speciali. Per quanto ci siamo impegnati per ottenere quel 30, per come siamo stati migliori dei nostri colleghi ad un colloquio e così via.

Eppure, se penso alla mia vita, mi rendo conto che non sono stato io a creare queste porte per le opportunità, ma sono state loro stesse ad aprirsi per me. Non mi sono guadagnato il dono della memoria e della costanza; questi mi sono stati dati.

Tutto quello che ho, viene dalla Grazia di Dio. Una volta che realizzo quanto io sia amato ed accettato in Cristo, improvvisamente persino il mio lavoro può venire meno. Posso perdere la mia reputazione, la mia posizione, la mia influenza sugli altri – perché queste non sono le cose più importanti nella mia vita. Io sono veramente libero. E noi saremo delle persone davvero grandi quando, come Ester, potremo veramente dire “se io debbo perire, che io perisca” (Ester 4:16); non nel tentativo di fare grandi noi stessi, ma servendo Colui che è davvero grande e ci da ogni cosa.

A.M.I.C.O. (nell’articolo originale il CMF, ndr) ci sarà per te durante tutto il tuo percorso. Vogliamo aiutarti ad affrontare le sfide e le domande della vita da studente e sul posto di lavoro. Come associazione, desideriamo supportarci a vicenda come se fossimo le mani e i piedi di Gesù nel Sistema Sanitario.

John Greenall è il Direttore del CMF e lavora come pediatra nel Bedfordshire

Alex Bunn è un membro della Sezione Studenti del CMF e lavora come Medico di Medicina Generale a HMP Wandsworth, London

Bibliografia

  1. Keller T. Every Good Endeavour. London: Hodder & Stoughton, 2012:108

Questo articolo è un estratto di due trattazioni più lunghe sull’argomento, che potete trovare in lingua originale su Nucleus, di Giles Cattermole e Alex Bunn bit.ly/2awBCz8bit.ly/2aKUEEUArticolo scritto da John Greenall

Link originale: https://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=27019

Traduzione a cura di Giulia Dallagiacoma