Dottore, prenditi cura di te stesso

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Sarah Wright esamina il motivo per cui dobbiamo prenderci più cura di noi stessi in quanto professional caregiver e ci fornisce alcuni consigli pratici.

Qualche anno fa notai che nella mia Scuola di Medicina era del tutto inesistente un supporto psicologico. Avevo attraversato un periodo con una serie di esami falliti e mi chiedevo se Medicina fosse effettivamente ciò a cui Dio mi stava chiamando. La mia Scuola di Medicina, sfortunatamente, non si preoccupava di chiedermi se avessi avuto necessità di un supporto psicologico; quindi, sono stata lasciata da sola a prepararmi per il test di accesso alla specialità. Fortunatamente i miei amici cristiani mi hanno supportato ed aiutato tanto. In quella circostanza mi sono resa conto della necessità di prendermi cura di me stessa per il mio benessere mentale.

Nell’ottobre 2018, la BMA (British Medical Association) ha condotto un sondaggio sulla salute mentale dei medici. Hanno scoperto che a tre intervistati su dieci era stata diagnosticata un disturbo psicologico/patologia psichiatrica e nove su dieci affermavano che il loro ambiente di lavoro, di formazione o di studio aveva contribuito. [1] Quindi, come medici, come ci prendiamo cura di noi stessi? Da quel momento, mi sono sempre più interessata all’affascinante mondo, in rapida diffusione, della “mindfulness” e della “cura di sé” in ambito medico. Sembra che la maggior parte dei post che vedo su Facebook o Instagram riguardi proprio come prendersi cura di se stessi. La mindfulness (in italiano consapevolezza) è “sapere esattamente cosa sta succedendo dentro e fuori di noi, momento per momento”, secondo il professor Mark Williams, ex direttore dell’Oxford Mindfulness Center. [2]

Molte persone sostengono l’uso della mindfulness per combattere i problemi di salute mentale o semplicemente per mantenere una mentalità sana. L’All-Party Parliamentary Group on Mindfulness (un gruppo di lavoro parlamentare in UK) ha scritto che “speravano che la mindfulness diventasse popolare per migliorare la salute mentale come lo è diventato il jogging (reso popolare solo negli anni ’70) per migliorare la salute fisica”. [3]

Le evidenze scientifiche della mindfulness sono al massimo simili a quelle di altre tecniche di rilassamento. James May in una pubblicazione della Christian Medical Fellowship  (CMF) delinea le evidenze riguardo la mindfulness, sia i suoi effetti positivi che i suoi potenziali effetti negativi. [4] Quindi, mentre il mondo sembra dare per scontato che si tratta di un’attività straordinariamente positiva, dovremmo usarla saggiamente. Quando osserviamo le Scritture, vediamo che Davide ha sostenuto un tipo di mindfulness quando ha detto “Beato colui … il cui diletto è nella legge del Signore e su quella legge medita giorno e notte” (Salmo 1: 1-2). L’uso della meditazione si trova anche in Giosuè 1: 8 “Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai”.

Quindi com’è la mindfulness biblica? James May nella pubblicazione CMF suggerisce che “La meditazione in questo senso implica un tipo di mindfulness intenzionale” e può identificare desideri e pensieri che distraggono dalla nostra consapevolezza di Dio. [5]

Ma non dovrebbe essere preso come una distrazione in sé e togliere del tempo da trascorrere con il nostro Dio nella devozione privata. Meditare sui versetti della Bibbia è una buona cosa, e Davide promuove ” mediterò su tutte le opere tue e ripenserò alle tue gesta”, in Salmo 77: 11-13 e di nuovo in Salmo 119: 14-16. Tuttavia, non si tratta solo di leggere la Bibbia, ma di passare il tempo ad approfondire il significato del testo e ad usarli per concentrarsi su Dio. La mindfulness rimane sia uno strumento per l’auto-scoperta che uno strumento per l’autodistruzione se usato in modo improprio. Dove può costruire buoni pensieri e la nostra consapevolezza di Dio, può anche farci soffermare sulla negatività e distrarci dall’unica persona che ci può aiutare. Nel suo file CMF, James May conclude che “La mancanza di prove solide per l’efficacia della mindfulness, l’accumulo di critiche e l’evidenza di possibili danni dovrebbe renderci doppiamente cauti”. [6]

Suggerimenti pratici per prendersi cura della propria salute mentale:

  • Innazitutto, prenditi del tempo da trascorrere con Dio: “Fermatevi e riconoscete che io sono Dio”. (Salmo 46:10)
  • Cerca aiuto, dal tuo medico di famiglia o da un amico; parla di ciò che stai provando e attraversando.
  • Legg CMF Files 64 sulla mindfulness è un ottimo punto di partenza. Living Life To The Full (llttf.com) è un sito Web che offre autosupporto a coloro che soffrono di malattie mentali e Losing God di Matt Rogers (mattrogers.us/books/losing-god) è un libro che mi ha davvero aiutato nel miei momenti più difficili.
  • Medita: scegli un versetto della Bibbia a cui pensare durante il giorno, specialmente se ti senti stressato.
  • Sii te stesso – sia che si tratti di un essere estroverso con le persone o di un introverso che ha bisogno di solo tempo, assicurati di prendere del tempo per rilassarti e ricaricarti.
  • Sii coinvolto: prenditi il ​​tempo di impegnarti in hobby e interessi al di fuori della medicina.
  • Sii onesto: coltiva amicizie con cui puoi essere autentico con le persone e condividi preoccupazioni e problemi.
  • Sii in buona salute – è stato dimostrato che un’alimentazione sana ed equilibrata e l’esercizio fisico aiutano a migliorare le condizioni di salute mentale, anche se richiede una rampa di scale in più al giorno!
  • Osserva: conosci i tuoi fattori scatenanti per il declino della salute mentale e disponi di una strategia per alleviarli.
  • Impara a dire di no – so che i coordinatori dei turni possono essere persone spaventose, ma impara a dire di no a turni / scambi extra se ciò influirà negativamente sulla tua salute mentale.

Sarah Wright è una specializzanda in medicina interna e oncologia medica

Link originale: https://www.cmf.org.uk/resources/publications/content/?context=article&id=27096

Traduzione a cura di Daniele Noviello