Paura e Coraggio

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“Come Giosuè impariamo a confidare in Cristo anche quando la sfida sembra impossibile”

Giosuè ebbe probabilmente uno dei compiti più difficili di sempre: continuare da dove Mosè aveva lasciato. Uno dei più grandi leader di tutti i tempi aveva, per circa 40 anni, portato mezzo milione di persone attraverso diversi vagabondaggi nel deserto verso la Terra Promessa. Il popolo gli aveva causato infiniti problemi e difficoltà, tanto che a volte si disperava. Eppure, rimase fiducioso che Dio sarebbe stato con lui attraverso ogni prova, nonostante il vitello d’oro, nonostante i mormorii, nonostante il loro desiderio di tornare in Egitto. Mosè aveva portato il popolo fino al lato orientale del Giordano, quando morì. A Giosuè fu affidato l’incarico di condure il popolo di Israele attraverso il fiume, combattere e cacciare il popolo di Canaan, così da occupare i villaggi e le città conquistate, i terreni e le case. Farlo con un esercito ben addestrato ed equipaggiato avrebbe richiesto nervi d’acciaio, farlo con una folla eterogenea di giovani e vecchi, donne e bambini avrebbe messo a dura prova il cuore del più coraggioso, ma continuare da dove Mosè aveva lasciato deve essere stata sicuramente la sfida più grande di tutte. Ecco perché, diverse volte, a Giosuè fu data la promessa che sarebbe stato vittorioso, se solo lui fosse stato forte e molto coraggioso. Prese Dio in parola e ricevette la forza di cui aveva bisogno. Le città furono rovesciate e le mura di Gerico crollarono, Giosuè era un uomo con un obiettivo.

Anche noi come credenti abbiamo un mandato nella vita. Il comando dato a Giosuè è valido anche per noi. Non siamo chiamati a guidare un esercito ma a guarire i malati, a rallegrare i deboli, a rafforzare gli afflitti, a confortare coloro che sono nei guai – “affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” (2 Cor 1:4). Il medico deve fare molte cose scoraggianti nella sua vita: dire a una moglie che suo marito ha una malattia incurabile, dire a una madre che ha appena partorito e a suo marito che il loro bambino ha la sindrome di Down, dire a un uomo che ha un carcinoma o rispondere alla domanda di un ragazzo con distrofia muscolare: “Morirò?”. Spesso la tentazione è di evitare l’argomento. Ma quando il medico cristiano parla a un paziente o un parente, sta rispondendo al comando del Signore: deve chiedere coraggio, forza e saggezza insieme alla compassione del Salvatore. La sua preghiera “preparatoria” non toglie il timore dell’incarico, ma gli dà la certezza delle risorse di Dio. Queste possono essere davvero percepite nello Spirito, ma potranno essere quantificate solo nell’eternità.

Signore, so che fa parte della mia umanità avere paura. Possa io

apprendere come il salmista che “nel giorno della paura,

io confido in te” (Salmo 56:3),

così che un giorno sarò in grado di fare qualcosa di meglio

“io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla” (Isaia 12:2).

Ulteriori letture: Daniele 1:17-20; Giacomo 1:5-8.

OPG

Traduzione a cura di Daniele Noviello

Articolo originale: https://www.cmf.org.uk/doctors/devotion/?id=devotion&day=25&month=11